This 2010 image released by UC Irvine shows Kenyan author Ngũgĩ wa Thiong'o. (Daniel A. Anderson/UC Irvine via AP)

Addio Ngũgĩ wa Thiong’o

“La morte di Ngũgĩ wa Thiong’o (1938-2025) conclude un’era di scrittori che hanno reso il novecento un periodo di cambiamento culturale e di evoluzione della letteratura africana” ha scritto Ainehi Eidoro su Brittle Paper, un sito nigeriano di letteratura. “Insieme ad Achebe, Soyinka, Aidoo e molti altri, Ngũgĩ ha contribuito a gettare le basi della letteratura africana come la conosciamo oggi. Ha lottato per portare le voci africane sulla scena mondiale e ha fornito ad altri scrittori il linguaggio per raccontare vicende radicate nelle loro storie e culture”.

Sono parole riprese dalla newsletter Africana a cura di Francesca Sibani per Internazionale e che dedica, questa settimana, allo scrittore nato in Kenya e morto in Georgia il 28 maggio a causa di un cancro.

Ngũgĩ wa Thiong’o,  per il quale si è più volte ipotizzata una candidatura al Nobel, entra negli annali della letteratura per “Caitaani mutharaba-Ini”, il Diavolo in croce, del 1980. E’ ricordato, tra le tante particolarità, come il primo romanzo che Ngũgĩ scrisse nella lingua kikuyu durante la sua reclusione in carcere, usando fogli di carta igienica.

“Oggi ci rendiamo conto sempre di più che lo studio delle lingue africane è importante per creare un’immagine significativa di noi stessi. Incentivandolo, inevitabilmente sempre più africani vorranno scrivere nelle loro lingue, aprendo nuove strade alla nostra immaginazione creativa”, scriveva (nel 1971) firmandosi James Ngugi in un articolo pubblicato da  The Unesco Courier, evidenziando l’importanza di usare la propria lingua madre.  L’articolo è stato tradotto nel volume Viva l’indipendenza della collana Internazionale storia.”

Un impegno  per la valorizzazione delle lingue originarie protrattosi per mezzo secolo:  insieme all’intellettuale senegalese Boubacar Boris Diop, aveva firmato una lettera al neoeletto presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye invitandolo ad adottare le lingue locali come “pietra angolare” del nuovo Senegal.

Fonte – Newsletter Africana – Internazionale