Qualche mese fa, la Spagna ha vissuto il più grande blackout elettrico della sua storia. Il più importante in tutta Europa. Le cause non sono ancora state chiarite del tutto, ma ciò che sappiamo con certezza è come ha reagito la popolazione a questo evento.
In molti hanno puntato il dito contro il governo, criticando la mancanza di risorse, la scarsa comunicazione e l’incapacità di prevenire una crisi di tale portata. Tuttavia, sono comparsi anche numerosi messaggi sui social media che sottolineavano quanto fosse stato speciale quel giorno. Molte persone hanno raccontato la bellezza di vivere disconnessi dalla rete elettrica, riscoprendo il contatto umano diretto, senza schermi a separare le relazioni.
Da un lato, ho compreso questo approccio romantico della situazione guardando le foto di persone riunite in parchi, piazze e strade, a parlare, cantare o giocare insieme. Quel giorno, la Spagna si è fermata completamente, e quella pausa inaspettata ha offerto un momento di respiro a tutte quelle persone che, ogni giorno, dipendono profondamente da una rete elettrica come la connessione costante al telefono cellulare.
Il mio legame con questa visione romantica, però, è stato limitato. Da qui, a Bamako, in Mali, i blackout fanno parte della quotidianità. Per essere più precisi, ci sono dodici ore con elettricità e dodici senza. Durante quelle ore di interruzione, tutto dipende da un generatore.

Naturalmente, non tutti ne possiedono uno, trattandosi di una risorsa costosa e preziosa in questa città. La maggior parte delle persone non può permettersi il lusso di fermarsi. Non c’è tempo per andare al parco o vivere quei blackout come un’opportunità di disconnessione. In Mali, come nella maggior aprte dei paesi sahliani, la mancanza di elettricità non è un’esperienza eccezionale né un’occasione di riflessione collettiva, ma una difficoltà costante che incide direttamente sulla vita quotidiana: impedisce di lavorare, limita le attività fondamentali e ostacola la sussistenza economica di molte famiglie.
In conclusione, forse per poter percepire la disconnessione elettrica come qualcosa di positivo e formativo per le ricche società europee , dovrei prima sentire che la connessione umana sia realmente presente. Dovremmo essere consapevoli che i privilegi di alcuni sono i problemi quotidiani di altri. Se vogliamo prenderci una pausa per riflettere sulla nostra dipendenza dalle connessioni, va bene, ma facciamolo insieme. Perché se il mondo non si connette davvero, continuerà a provocare cortocircuiti proprio su ciò che conta di più.
Juan Sandes Pueyo