Mentre il Sud globale programma e investe, l’Unione Europea è accusata di smantellare silenziosamente il Green Deal attraverso una deregolamentazione che preoccupa società civile e ambientalisti.
Nel contesto europeo, il dibattito sulla transizione ecologica sembra prendere una direzione preoccupante. Le organizzazioni europee — 470 tra reti della società civile, associazioni ambientaliste e sindacati — hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta per denunciare il processo di deregolamentazione promosso negli ultimi mesi dalla Commissione europea.
Nel documento, intitolato «L’UE indebolisce le norme che tutelano le persone e l’ambiente», le organizzazioni esprimono forte preoccupazione per l’impatto che tali politiche potrebbero avere sul sistema di garanzie ambientali, sociali, sanitarie e digitali costruito negli ultimi decenni. Le misure di “semplificazione”, denunciano i firmatari, rischiano di compromettere la protezione dell’ambiente, riducendo i controlli su agricoltura, biodiversità, finanza sostenibile e trasparenza aziendale.
In sostanza, si contesta un processo che — sotto l’apparente obiettivo di rendere più efficienti le normative — potrebbe facilitare pratiche dannose per i diritti del lavoro, i diritti sociali e digitali, e l’ambiente, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi climatici europei. Le organizzazioni parlano di un vero e proprio “smantellamento silenzioso” del Green Deal, attribuendo alla Commissione la responsabilità di aver ceduto alle pressioni delle lobby agroindustriali e finanziarie.
Un simile arretramento normativo, sostengono i promotori dell’appello, mina la credibilità internazionale dell’Unione Europea nella lotta globale contro il cambiamento climatico. Se l’Europa, che tramite il Green Deal ha ambito a essere un modello di transizione ecologica, allenta i propri standard, ci si chiede quale esempio si offre al resto del mondo.
Un solo mondo
Quindi, mentre il continente africano alza la voce per ottenere strumenti e regole per un futuro sostenibile (𝗔𝗱𝗱𝗶𝘀 𝗔𝗯𝗮𝗯𝗮 𝗗𝗲𝗰𝗹𝗮𝗿𝗮𝘁𝗶𝗼𝗻) il Nord sembra voler “semplificare”, ma a scapito della coerenza e dell’ambizione climatica.
L’Africa, insieme a adeguate risorse economiche, rivendica spazio e responsabilità condivisa. L’Europa, invece, deve garantire la coerenza delle proprie politiche, evitando che la “semplificazione” normativa si traduca in un abbassamento degli standard ambientali e sociali.
Il futuro del pianeta si costruisce insieme, ma con regole chiare, eque e rispettate. Tutti i Paesi devono impegnarsi con responsabilità, senza arretramenti.
Stefanina Buonantuono
Fonti