Il Burkina Faso è uno dei pochi paesi del continente africano che produce miele certificato secondo norme internazionali, anche per l’esportazione in UE. È il frutto di un prolungato impegno delle autorità locali: rispetto degli standard di qualità, controlli sanitari, analisi di laboratorio e documentazione appropriata. Nella fase di produzione, hanno incentivato l’aggregazione di piccoli produttori per favorire una interlocuzione con le struttura di trasformazione, la parte più sviluppata della filiera, che stanno cercando, a loro volta, di sviluppare i canali commerciali. La produzione media di miele è di 1000 ton/anno, condizionata negativamente dalle attuali condizioni d’insicurezza del paese. In particolare nelle regioni potenzialmente più ricche di pascoli per le api con presenza di terroristi. Infatti la presenza del terrorismo jihadista ha causato morti e sfollati in tutto il Burkina Faso e alcune zone non sono più sotto il controllo dell’autorità statale anche se l’attuale governo ha recentemente dichiarato che è stato riconquistato fino al 72% del territorio nazionale. Gli apicoltori sono stati anche oggetto di attacchi specifici con arnie bruciate e con mine antiuomo posizionate nei pressi degli alveari. Nonostante ciò, la fase di trasformazione dei prodotti dell’apicoltura sta evolvendo velocemente e positivamente. A Koudougou abbiamo visitato l’azienda Apisavana, leader del settore, creata da Désiré Yameogo, un intelletuale burkinabé, exprofessore di tedesco nel liceo della città, appassionato di apicoltura. Lasciato l’insegnamento nel 1994 si è dedicato professionalmente all’apicoltura, prima come produttore – creando l’associazione Wend-Puiré – quindi come manager per commercializzare i prodotti aziendali anche in Europa. Apisavana si basa su concetti moderni di gestione. A cominciare dallo sviluppo di uno schema d’agricoltura contrattuale che lega l’azienda alle cooperative di produttori, fissando un prezzo d’acquisto all’inizio della stagione favorendo, in questo modo, vantaggi e garanzie reciproche. Allo stesso tempo, inoltre, sempre per valorizzare questo rapporto sinergico, Apisavana produce nei propri stabilimenti arnie, mettendole a disposizione degli apicoltori, per stimolare la crescita quali-quantitativa della produzione. In Burkina Faso ci sono due centri principali di raccoltatraformazione:
1) a Bobo-Dioulasso, la più grande mieleria del paese, costruita nel 2006, con una capacità lavorativa di 450 ton di miele grezzo, munita di catena del freddo e deumidificatore;
2) a Koudougou, con macchinari moderni di fabbricazione cinese e l’applicazione di un “protocollo qualità” basato su tre aree funzionali: analisi della qualità del miele e accettazione; confezionamento e imballaggio; stoccaggio e distribuzione.
A Koudougou, negli ultimi quattro anni, la produzione di miele ha registrato un trend positivo fino alle 196 ton di quest’anno (2025), provenienti da 1.407 apicoltori-conferitori, anche quest’ultimo un numero record. Non solo miele, però. Apisavana ha acquistato anche 11,7 ton di cera da 428 apicoltori. L’azienda, infatti, è dotata delle strutture necessarie per produrre oltre al miele (mango, anacardio, eucaliptus) anche polline, propoli, liquore di miele, idromiele, succo e, utilizzando la cera, sapone a base di essenza di neem (azadhiracta indica). Tutto confezionato opportunamente per rispondere ai differenti bisogni del consumatore: contenitori da 1,5 kg e, a scalare, fino a 250 gr di miele, e ancora alle bustine monodose per clienti che operano nel settore alberghiero. Questa azienda riflette bene, quindi, lo stato dell’arte dell’apicoltura burkinabé, caratterizzata da una trasformazione di alto profilo che è compatibile con gli standard dell’UE. Il salto di qualità della filiera sarà legato allo sviluppo della fase commerciale. Il problema non è la domanda di miele e cera, che è significativa a livello nazionale e internazionale, ma l’offerta. Nonostante, infatti che la qualità del miele burkinabé, certificata anche da laboratori europei, sia appetibile nei mercati internazionali, il prezzo di vendita è elevato e poco competitivo. Tre le variabili principali che lo condizionano:
1) bassa produttività/arnia che, nella fase contingente, sconta anche la riduzione dell’agibilità dei pascoli più produttivi;
2) accordi produttori-trasformatori che sono troppo rigidi nella loro applicazione, non tenendo conto delle dinamiche del mercato internazionale;
3) Ricarichi importanti della “trasformazione”.
PSun
Crediti foto: Kingsley Malukele