Il Mali sta attraversando una crisi senza precedenti nell’approvvigionamento di carburante che ha rallentato gran parte del Paese e messo a rischio settori essenziali come l’istruzione, i trasporti e la fornitura di beni di prima necessità. La carenza è stata innescata dagli attacchi del gruppo jihadista JNIM, affiliato ad Al Qaeda, contro i convogli di autocisterne incaricati del rifornimento. Dallo scorso settembre, gli insorti bloccano alle frontiere i convogli in provenienza dal Senegal, Mauritania e Costa d’Avorio, incendiando veicoli e vessando le comunità e imprese con l’obiettivo di punire le popolazioni accusate di collaborare con l’esercito. Il fine è quello di soffocare l’economia maliana e indebolire il sostegno al governo.
Nelle ultime settimane, l’impatto sulla vita quotidiana è stato evidente. I trasporti urbani e interurbani sono stati ridotti al minimo, i prezzi del mercato informale sono schizzati alle stelle e la distribuzione di alimenti e merci ha subito un’interruzione grave. La dipendenza da convogli costretti ad attraversare zone di conflitto ha trasformato ogni tentativo di rifornimento in un’operazione ad alto rischio.
Tuttavia, dopo giorni di attività quasi del tutto ferma, cominciano a emergere i primi segnali di sollievo. A Bamako, alcune stazioni di servizio sono riuscite a riaprire dopo oltre due settimane di chiusura, sebbene il carburante continui ad arrivare in maniera più ridotta rispetto alla norma e a prezzi gonfiati. Nel settore dell’istruzione, diversi istituti hanno ripreso le lezioni dopo che il governo ne aveva ordinato la chiusura per due settimane, anche se il rientro è disomogeneo e tuttora condizionato dalla disponibilità dei trasporti. Alcune linee di autobus hanno ripreso a circolare ma la frequenza rimane limitata e fragile.
Per quanto riguarda l’approvvigionamento generale, i convogli stanno entrando con maggiore regolarità, permettendo a certi mercati di rifornirsi nuovamente. Nonostante ciò, la distribuzione resta insufficiente e la scarsità persiste in molte zone del Paese. La rete elettrica, dipendente dal diesel per alimentare le centrali termiche, continua a essere instabile, con blackout ricorrenti.
Nonostante questi miglioramenti parziali, la crisi non è risolta e permane una forte incertezza sul futuro immediato del Paese. Il Mali procede verso una graduale normalizzazione ma lo fa lentamente e con vulnerabilità, un modo che continua a influenzare il ritmo della ripresa.
Juan Sandes Pueyo