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L’estrazione dell’oro in Mali attira investimenti canadesi  

Nelle relazioni internazionali il Mali sta praticando un approccio non ideologico, basato sul vantaggio reciproco che non prevede esclusioni a priori nei confronti di nessun partner.  La conferma arriva in questi giorni nelle dinamiche del settore aurifero che mantiene un’importanza strategica nelle dinamiche commerciali del Mali con una media di produzione industriale che si attesta sulle 70 tonnellate annue. Una cifra già importante ma che non tiene in considerazione quella produzione artigianale dei “cercatori d’oro” che si stima anch’essa in tonnellate e non in chilogrammi.  Questi numeri collocano il Paese tra i maggiori produttori del continente. L’oro è infatti il principale prodotto d’esportazione e pesa significativamente sulla percentuale delle entrate in valuta estera.  

L’attuale governo rivolge un’attenzione particolare al settore che è stato oggetto di una revisione normativa importante soprattutto su alcuni assi strategici: il rilascio dei permessi di sfruttamento di nuove miniere, l’aumento del ruolo della partecipazione statale anche nei processi produttivi, finalizzati ad aumentare i benefici per l’economia locale.  

Dalla costituzione dell’Alleanza degli Stati del Sahel, Mali con Burkina Faso e Niger, i commenti degli ambienti economico-finanziari internazionali, però, stanno lanciando un messaggio che queste riforme, con un taglio “sovranista e nazionalista” stiano disincentivando gli investimenti stranieri, soprattutto quelli dei partner storici. Sembra che non sia così. 

La notizia è di questi giorni, infatti, che la Compass Gold corporation, una società mineraria canadese che lavora in Mali da diversi anni e che recentemente ha effettuato numerose campagne di prospezione per validare il potenziale aurifero della regione di Ségou, ha richiesto un permesso per nuove estrazioni aurifere.   

La stampa di settore legge questa domanda come la risultante positiva del lavoro preparatorio ad una produzione aurifera orientata a schemi di piccola scala, che potrebbero trovare terreno fertile anche nell’attuale contesto socioeconomico. Sembra, infatti, che abbia buone possibilità d’essere accolta. 

Pierre Yelen 

Fonte: APAnews