In Mali, non sono passate nemmeno 24
ore dagli attacchi di gruppi armati riconducibili a Gruppo di sostegno
all’Islam e ai musulmani (JNIM), congiuntamente con il fronte di Liberazione
dell’Azawad (FLA). Sono state coinvolte
diverse città da quelle del nord, Kidal e Gao, Sévaré e Mopti, fino alla
capitale Bamako ma soprattutto Kati, ormai un sobborgo della stessa capitale, e
sede del presidio più importante delle forze armate maliane.
Come in tutte queste situazioni le
notizie sono frammentarie e parziali. Abbiamo cercato innanzitutto di capire se
i nostri colleghi in Mali stiano bene e avere qualche notizia dal campo. Paul
che vive a Kati, non lontano dal campo militare ha avuto tutti i vetri della
casa distrutti per la forte esplosione registrata poco dopo le 5 del 25 aprile;
sta bene e così la sua famiglia. Nella tarda mattinata anche Amhadou, dalla
stessa città, mi fa sapere che sta bene e che la situazione sembra essersi
calmata. Non si sentono più esplosioni né colpi di arma da fuoco. Anche dal quartiere Hyppodrome di Bamako ci
arrivano notizie rassicuranti. I nostri colleghi stanno tutti bene, nessuna situazione
critica nella zona anche se verso le 11h00 si sentivano ancora esplosioni e un andirivieni
di elicotteri.
L’ambasciata americana ha invitato i
cittadini americani a non uscire per strada e soprattutto a non recarsi nelle
zone segnalate come oggetto degli attacchi. Anche l’ambasciatore d’Italia,
Lorenzo Tomassoni, invita tutti i connazionali a rimanere a casa.
P. Yelen