Riflessione con esperti burkinabé ospiti al DSA3 dell’Università degli Studi di Perugia.
Il tipo d’educazione formale, e informale, è un punto centrale della riflessione sulle politiche di sviluppo della maggior parte dei governi africani. In Burkina Faso è diventata importante anche nel dibattito politico. Alcune posizioni governative si spingono a prefigurare un cambiamento significativo dei contenuti scolastici ancora improntati a un approccio ancora basato su programmi francesi. Molti esperti locali stanno evidenziando come non rispecchino più i bisogni e le esigenze della società locale contemporanea. Le priorità attuali sono assegnate agli istituti che garantiscano conoscenze tecniche e tecnologiche avanzate e una formazione finalizzata allo sviluppo economico del paese. Un’analisi condivisa anche da molti esperti internazionali che, analizzando le carenze dell’offerta nel mercato del lavoro locale, hanno messo in evidenza la mancanza di professionalità nei mestieri artigiani. L’obiettivo strategico dell’attuale governo, dunque, è quello di sviluppare licei scientifici in tutte le regioni del paese ma anche scuole artigiane, fornite di laboratori per: elettricisti, idraulici, falegnami, ecc. Questa politica potrebbe colmare un gap educativo e favorire la creazione d’opportunità di lavoro per giovani burkinabé alla costante ricerca di un reddito stabile.
Si è parlato di questi temi, in particolare della formazione professionale in agricoltura, con otto tecnici burkinabé che sono attualmente a Perugia per un mese di formazione sulla cunicoltura presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali (Dsa3) dell’Università degli Studi di Perugia (UniPg), nel quadro del progetto Soamba, finanziato dall’AICS.
Yéwaya Yameogo, direttore provinciale di Koulpelogo del ministero dell’agricoltura, ha evidenziato come nel lavoro di formazione degli adulti si deve partire da due elementi di base:
rafforzare le competenze tecniche dei formatori, a tutti i livelli;
investire nella formazione in comunicazione e divulgazione agricola.
Soffermandosi sul primo punto e citando la filiera cunicola, il direttore ha evidenziato come non sia sufficiente per i formatori, per esempio, sapere che esistono forme e tecniche d’allevamento in gabbia. Bisogna che conoscano, invece, le differenti tipologie di gabbie e soprattutto che sappiano identificare quelle che garantiscono performance migliori in termini di benessere della fattrice per migliorare il numero di parti e di coniglietti nati. La stessa cosa sull’alimentazione, i formatori non possono conoscere solamente il pellettato commerciale ma devono essere in grado di fare razioni equilibrate anche utilizzando prodotti locali per favorire una riduzione significativa del costo dell’alimentazione. Al tempo stesso, ha ricordato come queste nozioni acquisite debbano poi essere trasferite ai coltivatori nella maniera più efficace. Per far questo bisogna assumere i migliori strumenti per farlo. In Burkina Faso, bisogna innanzitutto conoscere bene la lingua locale del territorio dove si opera, la maggior parte degli allevatori non parlano francese, bisogna stare sul campo e avere la pazienza di mostrare la tecnica da divulgare, ripetendo l’azione più volte, se necessario. È la condizione necessaria per avere successo nell’azione formativa.
Cecile Sarambe, della scuola nazionale di zootecnia (Enesa), ha approfondito l’analisi sottolineando come il rafforzamento delle competenze dei tecnici non può che passare per un incremento delle sessioni di formazione pratica. La loro episodicità è ancora oggi una carenza formativa che incide significativamente sulla preparazione complessiva dei tecnici che escono dalla scuola.
In altri termini, ha auspicato un maggior equilibrio tra la parte teorica e quella pratica, pur constando un divario in termini di strutture e strumenti di formazione in rapporto al Dsa3.
Nicole Stéphanie Kabore, dell’Istituto nazionale per la ricerca agricola ed ambientale (Inera) ha insistito sulla necessità di aumentare la “pratica” nella formazione, senza la quale diventa difficile soprattutto fare formazione agli adulti. Non è raro vedere formatori, in aziende cunicole, che hanno capacità operative inferiori al formando. Situazione che genera una situazione di sfiducia nel sistema complessivo di divulgazione agricola nazionale, nonostante gli sforzi del “settore ricerca” nel miglioramento di tutte le fasi della filiera cunicola.
Mouhamed KY ha ricordato che il Centro di Boulbi, un’azienda zootecnica del Ministero dell’agricoltura, potrebbe essere utilizzata per programmare periodi di stage adeguati agli studenti di Enesa dell’ultimo anno. Ha evidenziato che il progetto pilota Soamba, ospitato proprio a Boulbi, potrebbe essere un segnale nella direzione di una valorizzazione nella ricerca-formazione del Centro.
Temi interessanti da approfondire per le autorità competenti delle politiche formative del Burkina Faso. Temi che evidenziano criticità anche “italiane”. Ancora più evidenti se si collocano nello specifico delle attività di cooperazione internazionale. Gli agronomi che operano in contesti tropicali, infatti, ricevono una formazione che, nel migliore dei casi, fornisce conoscenze tecniche teoriche, quando d’altro canto, le attività di assistenza tecnica o di creazione d’impresa in agricoltura necessitano di una formazione che vada al di là, addentrandosi nella “conoscenza culturale del contesto”, per essere efficace. Sarebbe interessante, quindi, che l’UNIPG possa far tesoro di alcune delle riflessioni dei tecnici burkinabé, per avviare attività didattiche spendibili anche in africa tropicale, per stimolare gli studenti italiani a opportunità lavorative differenti e attrarre nuovi studenti stranieri.
Piero Sunzini

Foto; La delegazione del Burkina Faso ospite di UniPg