Nelle regioni rurali della Tunisia, la donna che lavora la terra è un pilastro dell’agricoltura nazionale e, al tempo stesso, una delle categorie più vulnerabili del mondo del lavoro. Eppure, la sua vita quotidiana è spesso segnata dalla precarietà, dall’invisibilità e da condizioni di lavoro indegne, in particolare per quanto riguarda il trasporto verso i campi.
Una forza lavoro essenziale ma marginalizzata.
Le donne rurali rappresentano una parte significativa della forza lavoro agricola tunisina. Partecipano a tutte le attività, dalla semina alla raccolta, assumendosi al contempo le tradizionali responsabilità domestiche. Nel complesso, costituiscono una risorsa umana strategica in un settore che contribuisce a circa il 9% del Prodotto Interno Lordo (PIL) nazionale.
Tuttavia, il loro contributo continua a essere ampiamente sottovalutato, poiché la maggior parte lavora nel settore informale, senza riconoscimento giuridico né adeguata protezione sociale.
L’assenza di sicurezza sociale, i bassi redditi e l’invisibilità statistica riflettono una profonda disuguaglianza strutturale. Secondo uno studio, il 98% delle lavoratrici agricole percepisce un reddito giornaliero inferiore a 20 dinari, mentre il 92% non beneficia di alcuna forma di protezione sociale.
I dati statistici disponibili restano limitati riguardo all’età media delle lavoratrici agricole e all’età in cui iniziano a lavorare nei cantieri agricoli. Tuttavia, gli studi sul campo mostrano che queste lavoratrici appartengono a diverse generazioni e che alcune vengono coinvolte molto presto nelle attività agricole, anche solo stagionali, soprattutto in contesti caratterizzati da difficoltà economiche e da un accesso limitato alle opportunità di impiego.
Il trasporto: un calvario quotidiano e una questione di dignità
Al centro di queste condizioni precarie vi è il problema del trasporto verso i luoghi di lavoro. In molte zone rurali, lo Stato non fornisce alcuna soluzione di trasporto adeguata. Le donne sono spesso ammassate in camion o veicoli improvvisati, privi di sedili e cinture di sicurezza, esposte a gravi rischi di incidenti.
Questa situazione non è un caso isolato: tra il 2015 e il 2025, decine di donne hanno perso la vita sulle strade nel tentativo di raggiungere i campi e centinaia sono rimaste ferite in incidenti che coinvolgevano mezzi di trasporto non regolamentati.
Nel 2019, un tragico incidente a Sidi Bouzid ha già messo in luce questi pericoli e provocato uno shock nazionale. Nonostante l’adozione di un decreto volto a regolamentare il trasporto dei lavoratori agricoli, la sua applicazione rimane debole e la violenza stradale nei confronti di queste lavoratrici persiste.
Il trasporto, spesso considerato un semplice aspetto logistico, si rivela invece un sintomo dell’ingiustizia sociale che caratterizza il lavoro rurale: quando il percorso per andare al lavoro mette in pericolo la vita, è difficile parlare di “lavoro dignitoso”.
Rivendicazioni e mobilitazioni: voci in cerca di giustizia
Di fronte a queste condizioni, le donne rurali hanno iniziato a organizzarsi collettivamente. Nel maggio 2025, alcune lavoratrici agricole hanno organizzato una marcia a Tunisi per commemorare le colleghe morte sulle strade e per chiedere il riconoscimento ufficiale della loro professione.
Il loro slogan principale era il riconoscimento dei diritti e l’applicazione effettiva dei decreti che regolano il loro lavoro e il loro trasporto.
Questa mobilitazione si inserisce in una dinamica più ampia sostenuta da associazioni come Aswat Nissa e il Forum Tunisino per i Diritti Economici e Sociali (FTDES), che denunciano non solo i pericoli del trasporto, ma anche la marginalizzazione professionale, lo sfruttamento e l’assenza di protezione sociale.
Questi movimenti dimostrano che, oltre alla richiesta di un trasporto sicuro, si tratta di una lotta per la dignità e per il riconoscimento economico e sociale di un lavoro rimasto a lungo invisibile.
Lavoro dignitoso: un’esigenza di trasformazione strutturale
Il concetto di “lavoro dignitoso”, promosso in particolare dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), comprende la sicurezza, il rispetto dei diritti, una retribuzione equa e la protezione sociale.
Per le donne rurali in Tunisia, questi requisiti rimangono ancora in gran parte teorici.
La necessità di un trasporto sicuro è strettamente legata a tali standard: senza sicurezza negli spostamenti quotidiani, senza un reddito stabile e senza un accesso reale alla protezione sociale, è illusorio affermare che queste lavoratrici godano di un lavoro dignitoso.
Di fronte a queste sfide, le autorità tunisine hanno avviato diverse riforme volte a rafforzare la protezione delle lavoratrici agricole. Nell’ottobre 2024 è stato istituito un regime specifico di protezione sociale che consente alle lavoratrici agricole di beneficiare dell’assicurazione sanitaria, delle pensioni di vecchiaia e invalidità, della copertura contro gli infortuni sul lavoro e dei congedi di maternità.
Inoltre, la Legge Finanziaria del 2025 ha previsto la creazione di un Fondo di Protezione Sociale per le Lavoratrici Agricole, destinato a sostenere la loro copertura sociale, la loro inclusione economica e a contribuire, tra l’altro, alla copertura di una parte delle spese di trasporto.
Nonostante questi progressi, molti osservatori ritengono che la loro effettiva applicazione sul campo rappresenti ancora la principale sfida.
La questione, dunque, va ben oltre una semplice riforma del trasporto: riguarda una redistribuzione dei diritti, il riconoscimento giuridico del lavoro agricolo femminile e l’eliminazione delle disuguaglianze strutturali che hanno marginalizzato le donne rurali per decenni.
Conclusione: dai campi alla politica
La donna rurale tunisina non è un elemento periferico dell’economia nazionale; è la spina dorsale di un settore indispensabile.
Tuttavia, finché il suo trasporto quotidiano verso il lavoro resterà pericoloso, finché le sue condizioni lavorative continueranno a essere precarie e finché il suo ruolo non sarà riconosciuto e protetto dalla legge e dalle politiche pubbliche, la promessa del lavoro dignitoso rimarrà più un’aspirazione che una realtà.
Chiraz Lassoued

Foto; Un veicolo che trasporta lavoratrici agricole. Fonte: Le Quotidien Tunisie
Fonti
« Transport rural : Le calvaire interminable des ouvrières agricoles », La Presse de Tunisie.
https://www.lapresse.tn/2024/08/16/transport-rural-le-calvaire-interminable-des-ouvrieres-agricoles
« Ouvrières agricoles : Pour 98 %, le revenu journalier ne dépasse pas 20 dinars », La Presse de Tunisie.
Ouvrières agricoles : une marche en commémoration des martyrs des accidents de la routes, La Presse de Tunisie.
« Ouvrières agricoles: Invisibles, marginalisées et oubliées ! », La Presse de Tunisie.
https://www.lapresse.tn/2023/04/29/ouvrieres-agricoles-invisibles-marginalisees-et-oubliees
« Le travail décent, un droit pour les femmes rurales », L’Économiste Maghrébin.
« Rural Women in Tunisia: The Dilemmas of Informal and Feminized Labour », Assafir al‑Arabi.
« Tunisie rurale : Les héritières de l’injustice », Nawaat.
« Inclusion économique des femmes en milieu rural la Tunisie appelle à l’adoption d’un stratégie arabe commune », La Presse de Tunisie.
« Un énième accident impliquant un véhicule de transport agricole a coûté la vie à deux femmes ouvrières agricoles, hier au Kef. Une nouvelle tragédie qui en dit long sur l’impuissance de l’Etat… », Le Quotidien
« Transport agricole : le FTDES alerte après une nouvelle tragédie au Kef », Inkyfada. https://inkyfada.com/fr/2025/06/04/transport-ouvrieres-agricole-tragedie-kef-ftdes/
Décret présidentiel relatif au régime de protection sociale des travailleuses agricoles, Journal Officiel de la République Tunisienne, octobre 2024.
Loi de finances 2025, article relatif à la création du Fonds de protection sociale des travailleuses agricoles.
Étude : Ouvrières agricoles : Repenser le travail agricole féminin pour un développement rural durable et inclusif, INRAT, 2026.
Forum tunisien pour les droits économiques et sociaux (FTDES), rapports et communiqués sur les conditions de travail des ouvrières agricoles.