In un contesto in cui la sicurezza alimentare è spesso affrontata replicando modelli produttivi occidentali, la scelta del Burkina Faso del marzo 2026 segna un cambio di direzione che va oltre la semplice dimensione tecnica.
L’11 marzo 2026, il paese ha ricevuto 710 vacche gravide dal Brasile, appartenenti a tipologie di zebù, sottospecie bovina (Bos indicus) adattata ai climi tropicali, presentando l’iniziativa come un passo verso l’autosufficienza nella produzione di latte e carne. A prima vista, potrebbe sembrare una classica operazione di rafforzamento del comparto zootecnico. In realtà, questa scelta può essere letta come una discontinuità rispetto a politiche consolidate.
Per decenni, infatti, le politiche agricole e zootecniche in molti paesi africani sono state guidate da una logica che oggi può essere interpretata anche in termini di colonialismo agricolo. La pressione internazionale, insieme alla crescente esigenza interna di garantire sicurezza alimentare — sia nel comparto lattiero-caseario sia nella produzione di carne bovina e avicola — ha spinto verso l’adozione di sistemi intensivi modellati su standard europei, spesso senza un adeguato adattamento alle condizioni locali.
Questo approccio ha promosso l’introduzione di razze ad alta produttività come la Frisona (Holstein), selezionata per massimizzare la produzione in ambienti temperati e altamente controllati. Tuttavia, tali sistemi richiedono condizioni precise: stalle climatizzate, alimentazione costante e di qualità, accesso a servizi veterinari avanzati. In contesti saheliani, replicare queste condizioni implica investimenti elevati, spesso insostenibili, e comunque difficili da mantenere nel tempo.
Già da tempo è stato evidenziato come l’introduzione di razze selezionate in ambienti temperati produca risultati limitati nei contesti tropicali, soprattutto nei sistemi a basso input, dove è difficile riprodurre le condizioni necessarie all’espressione del loro potenziale genetico (FAO, 2007; FAO, 2015). In questi ambienti, caratterizzati da forte variabilità climatica e risorse limitate, l’intensificazione applicata fuori contesto non è sufficiente: è la capacità di adattamento a determinare la produttività del sistema (Dedieu & Ingrand, 2010).
Il risultato è un disallineamento tra genetica e ambiente (genotype × environment mismatch): la produttività teorica non si realizza perché il sistema non è coerente con l’ecosistema di riferimento.
Questo schema non riguarda solo le razze lattifere. Anche razze europee da carne considerate relativamente rustiche sono state introdotte in contesti africani con risultati variabili, confermando che la rusticità, intesa come capacità di adattamento al contesto ambientale di riferimento, non ne implica l’adattamento in un altro.
Il punto è strutturale: non esiste produttività senza adattamento. Il fenotipo — cioè l’insieme delle caratteristiche osservabili di un animale — è il risultato dell’interazione tra genetica e ambiente. Spostare un animale fuori dal contesto in cui è stato selezionato significa alterare questo equilibrio.
In questo quadro, la scelta del Burkina Faso assume un significato diverso rispetto al passato. L’introduzione di zebù — già adattati a condizioni tropicali — non rappresenta l’adozione di un modello esterno, ma il rafforzamento di sistemi produttivi coerenti con il contesto ecologico.
Gli zebù presentano caratteristiche fondamentali per i sistemi saheliani: tolleranza al calore, resistenza alle malattie, capacità di sopravvivere con risorse limitate. Pur meno produttivi in termini teorici rispetto alle razze europee, garantiscono una produzione più stabile e sostenibile nel tempo.
Questa scelta segna una possibile rottura nelle politiche agricole: la sicurezza alimentare non può essere costruita attraverso la semplice importazione di modelli sviluppati in ambienti con condizioni climatiche, economiche e infrastrutturali radicalmente diverse. Al contrario, richiede sistemi coerenti con le realtà locali.
In questo senso, il ritorno a sistemi più vicini a modelli semi-pastorali — nei quali questi animali sono stati naturalmente selezionati — non rappresenta un passo indietro, ma una forma di innovazione contestualizzata. Una risposta concreta alle sfide produttive e ai cambiamenti climatici.
Perché nei sistemi tropicali la vera efficienza non è la massima produzione per capo, ma la capacità di produrre nel tempo, dentro i rigidi limiti imposti dall’ambiente.
Samira Giovannini
Riferimenti bibliografici
FAO. (2007). The State of the World’s Animal Genetic Resources for Food and Agriculture.
FAO. (2015). The Second Report on the State of the World’s Animal Genetic Resources.
Dedieu, B., & Ingrand, S. (2010). Incertainities and adaptation in livestock systems.