I nostri colleghi di Bamako ci hanno tranquillizzato. Dopo gli attacchi terroristici del 25 e 26 aprile la situazione della sicurezza in città è decisamente migliorata.
Radio france Internationale (RFI), però non è dello stesso avviso. Il 29 aprile pubblica un articolo il cui titolo è esplicativo: “Mali: Parigi raccomanda ai suoi cittadini di lasciare temporaneamente il Paese “. Continua con l’occhiello: la Francia consiglia ai propri cittadini in Mali di “pianificare al più presto una partenza temporanea utilizzando i voli commerciali ancora disponibili “, secondo le istruzioni aggiornate del Ministero degli Affari Esteri pubblicate il 29 aprile.
Richiamiamo velocemente Souleymane. È un pendolare Kati-Bamako. Abita a Kati, il cuore militare del Mali oggetto degli attacchi più duri dei terroristi e il luogo dell’attentato mortale al ministro della difesa Sadio Camara, dove “sono ripresi i battesimi e i funerali”, segno di una città che sta provando a tornare alla normalità. Lavora a Bamako e ci dice che la popolazione non ha paura in città, concludendo con una battuta divertente: “nemmeno i partner di lavoro riescono a trovare l’ufficio per le riunioni, figuriamoci se lo trovano i terroristi che non sono di Bamako!”
Perché dunque questo annuncio del ministero francese? Peraltro, destinato ad una comunità di 4.200 cittadini francesi iscritti nel registro consolare, e di altri 3.000 circa (RFI). Fatto poi in modo anomalo: lasciare il paese dès que possible. Se la situazione è pericolosa, i cittadini stranieri vengono evacuati, garantendo loro tutte le misure di sicurezza. Come per gli italiani in Niger, nel 2023, riportati a Roma con un volo speciale della Farnesina e il ministro degli Esteri Tajani ad accoglierli a Roma.
Sarebbe interessante sapere quali indicazioni sono state dall’UE e dalle altre ambasciate a Bamako.
Fonti:
- RFI – rfi.fr/fr/afrique/20260429
- Corriere della sera – roma.corriere.it/notizie/cronaca/23_agosto_02