Pensata per l’integrazione tra stati della fascia costiera atlantica e del retroterra saheliano ha dato luogo, attraverso il sistema Ecomog, anche ad alcuni interventi per difendere nell’ambito dei propri associati le istituzioni regolarmente elette sotto minaccia di colpi di stato.
E’ sotto questo profilo che si è verificata la rottura con i tre stati saheliani che hanno dato vita ad una propria “confederazione”: Aes, Alleanza degli stati del Sahel, accomunati, negli ultimi quattro anni, da frequenti cambi di governo a seguito di interventi da parte delle proprie forze armate. Governi che condividono sia una politica di contrasto degli interessi francesi che una grande attenzione verso la Russia e la Turchia.
Per parte sua, la Commissione della Comunità cerca di mantenere un atteggiamento interlocutorio e raccomanda alle autorità nazionali di riconoscere tutti i passaporti dei tre paesi ancora col logo Cedeao, mantenere la libera circolazione dei beni, evitare visti di residenza e circolazione tra gli stati.
Un insieme di movimenti che separano strategicamente le due aree geografiche, interna (saheliana) e costiera. E proprio in faccia all’Atlantico si sta generando una potenziale nuova rottura: 5 stati anglofoni (Nigeria in testa con Gambia, Ghana, Liberia, Sierra Leone) e 1 francofono (Guinea Conakry) hanno deciso di dare vita alla Zmao (Zona monetaria dell’Africa occidentale) e lanciare una nuova moneta, l’Eco. Una scelta che indebolisce senza rimedio il già poco amato Franco Cfa e, insieme, diventa un campanello di allarme per lo strapotere del dollaro nelle transazioni internazionali.