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Il Benin guarda all’AES 

Dalla creazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), una parte significativa delle analisi sull’Africa occidentale ha insistito nel presentare Burkina Faso, Niger e Mali come Paesi progressivamente isolati dal loro contesto regionale. Le tensioni con la CEDEAO, la rottura con la Francia e l’avvicinamento a nuovi partner internazionali hanno contribuito a consolidare questa immagine. 

Tuttavia, gli avvenimenti delle ultime settimane offrono una lettura più complessa. Rappresentanti dei tre Paesi dell’AES hanno partecipato all’insediamento del nuovo presidente del Benin, Romuald Wadagni, svoltosi lo scorso maggio. Pochi giorni dopo, il nuovo capo di Stato ha avviato un tour regionale includendo Burkina Faso e Niger tra le sue prime priorità diplomatiche. 

La sequenza è significativa. Prima sono state le autorità saheliane a recarsi a Cotonou per prendere parte a uno degli eventi politici più importanti del Paese. Successivamente è stato lo stesso presidente beninese a recarsi a Ouagadougou e Niamey per incontrare Ibrahim Traoré e Abdourahamane Tiani. Più che un’immagine di isolamento, questi movimenti suggeriscono l’esistenza di canali diplomatici attivi e una volontà reciproca di preservare le relazioni regionali nonostante le differenze politiche esistenti. 

Il tour è iniziato in Nigeria ed è poi proseguito in Niger e Burkina Faso, prima di continuare verso altri Paesi dell’Africa occidentale, incluso il Mali. Presentato ufficialmente come un’iniziativa volta a rafforzare le relazioni di vicinato e consolidare la cooperazione regionale, la scelta delle destinazioni non è stata casuale. 

Il Benin condivide il confine con Niger e Burkina Faso che rivestono un ruolo centrale in questioni che incidono direttamente sulla sicurezza, sull’economia e sulla stabilità dello Stato costiero. L’avanzata dei gruppi armati dal Sahel, lo sviluppo di grandi infrastrutture regionali e la crescente interdipendenza economica hanno trasformato la cooperazione con questi due vicini in una necessità strategica per Cotonou. 

In questo contesto, i primi spostamenti internazionali di Wadagni rappresentano un segnale del fatto che, al di là delle divergenze politiche che hanno caratterizzato gli ultimi anni, il Benin considera imprescindibile mantenere il dialogo con i Paesi dell’AES. 

Niger: la tappa più simbolica 

La visita in Niger è stata probabilmente la più significativa dal punto di vista politico dell’intero tour. Le relazioni tra i due Paesi hanno attraversato una delle loro peggiori crisi dopo il colpo di Stato del luglio 2023 che ha portato al potere il generale Abdourahamane Tiani. 

L’adesione del Benin alle sanzioni promosse dalla CEDEAO ha provocato un forte deterioramento delle relazioni bilaterali. Niamey ha accusato Cotonou di allinearsi a posizioni ostili e ha persino denunciato presunti rischi di un intervento militare dal territorio beninese. Per mesi, le tensioni diplomatiche si sono tradotte in restrizioni alle frontiere e in una significativa riduzione dei contatti politici ad alto livello. 

Le conseguenze non si sono limitate alla sfera politica. La crisi ha interessato anche il funzionamento dell’oleodotto Niger-Benin, un’infrastruttura strategica destinata a trasportare il petrolio estratto nei giacimenti di Agadem fino al porto beninese di Sèmè-Kpodji per l’esportazione internazionale. Considerato uno dei progetti energetici più ambiziosi dell’Africa occidentale degli ultimi anni, l’oleodotto è diventato una delle principali vittime del deterioramento delle relazioni tra i due governi. Le dispute diplomatiche e la chiusura delle frontiere hanno generato tensioni che hanno inciso direttamente sulla cooperazione necessaria per il pieno sviluppo dell’infrastruttura, dimostrando quanto la stabilità delle relazioni bilaterali sia fondamentale per gli interessi economici di entrambi i Paesi. 

L’arrivo di Wadagni a Niamey rappresenta quindi un significativo cambio di tono. Durante l’incontro con le autorità nigerine sono state affrontate questioni relative alla cooperazione transfrontaliera, al commercio regionale, alla sicurezza e al rafforzamento delle relazioni bilaterali. 

In questo contesto, la visita assume una dimensione che va ben oltre la semplice cortesia diplomatica. La normalizzazione delle relazioni tra Benin e Niger non ha soltanto implicazioni politiche o di sicurezza, ma anche economiche, soprattutto per progetti strategici come l’oleodotto, destinato a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo economico del Niger e nell’integrazione regionale. 

La visita suggerisce che sia Niamey sia Cotonou considerano conclusa la fase di massima tensione. La necessità di garantire la sicurezza delle frontiere e preservare progetti strategici come l’oleodotto sembra prevalere sulle divergenze politiche che hanno caratterizzato gli anni successivi al colpo di Stato del 2023. 

Burkina Faso: oltre la sicurezza 

La tappa di Ouagadougou ha risposto a una logica diversa, ma altrettanto significativa. Qui Wadagni ha tenuto colloqui con il presidente Ibrahim Traoré su un ampio ventaglio di questioni bilaterali e regionali. Sebbene la sicurezza abbia occupato un posto centrale nell’agenda, i colloqui hanno riguardato anche temi economici, commerciali, logistici e di integrazione regionale. 

La questione della sicurezza rimane fondamentale per entrambi i Paesi. Il Burkina Faso continua a essere uno dei principali teatri della lotta contro i gruppi jihadisti nell’Africa occidentale, mentre il Benin ha registrato negli ultimi anni un aumento degli attacchi e delle incursioni armate nelle regioni settentrionali, in particolare nelle aree di confine con Burkina Faso e Niger. Questa realtà ha generato interessi condivisi e rafforzato la necessità di coordinare le risposte a minacce che trascendono i confini nazionali. 

Tuttavia, limitare la visita alla sola questione della sicurezza sarebbe una semplificazione eccessiva. I due leader hanno sottolineato anche le opportunità di cooperazione nei settori del commercio, dell’industria, delle infrastrutture, della formazione professionale e degli investimenti. Particolarmente rilevante è stato il riconoscimento del ruolo strategico svolto dal porto di Cotonou per l’economia burkinabé, considerato da entrambe le parti essenziale per rafforzare gli scambi commerciali e migliorare la connettività regionale. 

Al di là delle dichiarazioni d’intenti, l’incontro ha prodotto alcuni impegni concreti. I due presidenti hanno concordato di rilanciare i meccanismi istituzionali di cooperazione bilaterale attraverso la convocazione della quinta Commissione Mista Burkina Faso-Benin e l’accelerazione di diversi accordi ancora in attesa di approvazione. Inoltre, Wadagni ha invitato ufficialmente Ibrahim Traoré a compiere una visita di Stato in Benin, invito che il presidente burkinabé ha accettato. 

La visita dimostra che il Burkina Faso continua a essere un attore rilevante per i suoi vicini e che le dinamiche di cooperazione regionale rimangono attive nonostante le tensioni politiche degli ultimi anni. Più che un semplice incontro protocollare, il vertice riflette la volontà di entrambi i governi di rafforzare una relazione considerata strategica sia per la stabilità sia per lo sviluppo economico della regione. 

E il Mali? 

L’assenza del Mali dal tour potrebbe essere interpretata, a prima vista, come un’eccezione all’interno di questo riavvicinamento tra il Benin e i Paesi dell’AES. Esistono tuttavia ragioni pratiche che aiutano a spiegare questa situazione. 

A differenza di Burkina Faso e Niger, il Mali non condivide una frontiera con il Benin né mantiene con esso lo stesso livello di interdipendenza economica, commerciale e di sicurezza. Il tour di Wadagni era chiaramente orientato verso una diplomazia di vicinato e verso quegli Stati il cui rapporto ha un impatto più diretto sugli interessi strategici di Cotonou. 

Ciò nonostante, l’assenza di una tappa a Bamako non implica una rottura dei contatti politici. La presenza di rappresentanti maliani all’insediamento del presidente beninese dimostra che i canali diplomatici tra i due Paesi restano aperti e che il Mali continua a far parte delle dinamiche regionali alle quali partecipa il Benin. 

Oltre la narrativa dell’isolamento 

Il tour di Romuald Wadagni non elimina le difficoltà che i Paesi dell’AES continuano ad affrontare. Burkina Faso, Niger e Mali devono ancora confrontarsi con importanti sfide di sicurezza, mantengono divergenze con la CEDEAO e hanno ridefinito buona parte delle loro alleanze internazionali negli ultimi anni. 

Tuttavia, gli eventi recenti mostrano una realtà più complessa rispetto a quella descritta abitualmente da chi presenta l’AES come un blocco isolato dal resto dell’Africa occidentale. La partecipazione delle delegazioni saheliane all’insediamento del nuovo presidente beninese, seguita da un tour che ha posto Niger e Burkina Faso tra le prime priorità diplomatiche di Cotonou, dimostra che le relazioni regionali non sono scomparse: si stanno semplicemente riconfigurando. 

Lontano dall’immagine di isolamento che spesso accompagna l’AES in determinate analisi internazionali, il tour di Romuald Wadagni mostra una realtà diversa: i Paesi del Sahel continuano a far parte delle dinamiche diplomatiche ed economiche dell’Africa occidentale. Le relazioni stanno cambiando, gli equilibri regionali si stanno ridefinendo e le alleanze evolvono, ma l’isolamento assoluto che spesso viene dato per scontato trova sempre meno riscontro nei fatti. 

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Foto; Scambio di saluti tra Romuald Wadagni (a sinistra) e Ibrahim Traoré (a destra) successivo all’atterraggio dell’antecedente a Ouagadougou, Burkina Faso.

Articolo di San Koné

Fonti: 

  • Burkina Faso e Benin rilanciano il dialogo politico e concordano di rafforzare la lotta antiterrorismo – teleSUR 
  • Bénin-Niger: visita storica di Romuald Wadagni a Niamey – Journal du Niger