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Il cavallo, l’anima di un popolo: memoria viva in immagini da Ouagadougou

Lo scorso fine settimana, a Ouagadougou, si è avuto l’opportunità di fare un’esperienza artistica profondamente toccante presso il centro culturale Les Ateliers Maanere, dove è in corso la mostra fotografica di Harouna Marané intitolata “Il cavallo, l’anima di un popolo”. Fin dal primo momento, la mostra si rivela molto più di una semplice raccolta di immagini: è un viaggio intimo nella memoria, nell’identità e nell’anima culturale del Burkina Faso, dove il cavallo emerge come un simbolo potente che attraversa il tempo e le generazioni.

Le fotografie di Marané, segnate da una sensibilità ereditata dal suo legame familiare con il mondo dei cavalli, catturano con forza la relazione profonda tra l’uomo e il cavallo. Che sia a riposo sia in movimento, con ogni immagine sembra contenere una storia, un gesto, un’emozione sospesa che parla di complicità, rispetto e tradizione. Non si tratta semplicemente di osservare cavalli, ma di comprendere il ruolo che occupano nella vita quotidiana e nell’immaginario collettivo burkinabé, dove per secoli sono stati compagni indispensabili negli spostamenti, nel lavoro, nel commercio e persino nelle conquiste storiche.

In questo percorso visivo, il cavallo si impone anche come un emblema nazionale carico di significato. Basta pensare alla nazionale di calcio, conosciuta come Burkina Faso national football team —popolarmente chiamata Les Étalons—, o al prestigioso FESPACO, il cui massimo riconoscimento porta il nome di “Étalon d’Or”, per comprendere fino a che punto questo animale incarni l’orgoglio, la forza e l’identità del Paese. Questa simbologia affonda le sue radici nella figura mitica di Ouedraogo, il cui nome significa proprio “stallone” e che, secondo la tradizione, è l’antenato fondatore dell’impero mossi. Il cavallo non è quindi solo un compagno storico, ma anche un elemento fondante dell’immaginario politico e culturale del Paese. Le immagini esposte evocano inoltre la sua presenza nelle cerimonie tradizionali, dove accompagna sia le autorità sia le comunità, rafforzando il suo ruolo di simbolo di potere, protezione e bellezza.

Ma ciò che rende questa mostra particolarmente memorabile è la sua dimensione umana. Marané non fotografa solo cavalli, ma anche coloro che vivono accanto a loro: cavalieri, stallieri, famiglie intere la cui esistenza si intreccia con quella di questi animali. In ogni ritratto si percepisce una vicinanza autentica, una relazione costruita nel tempo e fondata sulla fiducia reciproca.

In un contesto in cui la modernità trasforma rapidamente i modi di vita, “Il cavallo, l’anima di un popolo” si presenta anche come un atto di preservazione culturale, un modo per mantenere viva un’eredità che continua a pulsare con forza.

San Koné 

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