Bamako, 26 agosto 2022 – Il giorno di Ferragosto ha attestato l’ultimo ritiro del contingente militare Barkhane dal Mali. In questi ultimi mesi sono stati moltissimi i container e i veicoli rimpatriati, soprattutto verso la Francia.
Dopo 9 anni e mezzo i militari francesi lasciano definitivamente il Mali, insieme ai contingenti operativi di altre nazionalità. Come a Kabul, i militari occidentali se ne vanno e restano gli islamisti: una sconfitta politica che non è addebitabile solamente alla Francia, ma all’Europa e a tutto l’occidente.
I maliani hanno perso la fiducia nelle promesse fatte nella lotta contro il terrorismo. La Russia ne ha approfittato per aprire un fronte africano contro l’occidente, uno nuovo; una risposta decisa a chi l’ha costretta in un angolo, con le sanzioni per la guerra in Ucraina.
Gli occidentali non sono più in empatia con i maliani. I francesi sono percepiti come quelli che hanno voltato le spalle ai giovani. “Se la francofonia si limita a dire ai giovani maliani parlate francese ma restate a casa vostra, non ha più senso.” Dice a L’Express Bakary Sambé, il direttore regionale del Timbuktu Institute di Dakar.
Intanto la politica non si ferma. Abdoulaye Diop, ministro degli affari esteri maliano, ha denunciato ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sempre il giorno di Ferragosto, il comportamento dei militari francesi di fornire informazioni e armi ai gruppi terroristi nel nord del Paese. È solo un problema francese? L’UE riuscirà a battere un colpo?
PSun