Nel giugno 2025, l’Istituto Nazionale di Statistica (INS) della Tunisia ha registrato un tasso d’inflazione pari al 5,4%, in lieve calo rispetto al 5,6% di aprile. Tuttavia, questo rallentamento tecnico non ha attenuato l’impatto reale sulla popolazione, soprattutto in relazione ai generi alimentari, che hanno subito un aumento annuo del 6,7%. Prodotti essenziali come verdure (+25,3%), frutta (+22,8%) e carne di agnello (+19,8%) sono diventati sempre più inaccessibili per ampie fasce della popolazione.
Una crisi diffusa su tutto il territorio
La crisi colpisce in modo trasversale tutto il Paese. A Tunisi, molte famiglie riducono gli acquisti all’essenziale; a Kairouan, i mercati popolari registrano un calo di clienti; mentre a Sidi Bouzid e Jendouba, gli agricoltori soffrono l’aumento dei costi dei fattori produttivi e del carburante.
Le cause di questa pressione economica sono molteplici: il deprezzamento continuo del dinaro, l’aumento dei prezzi internazionali, la riduzione progressiva dei sussidi — richiesta nei negoziati con il FMI —, la speculazione e la debolezza dei controlli economici.
Disparità territoriali e sociali crescenti
Il rapporto dell’INS evidenzia anche marcate disparità territoriali e sociali. Le zone rurali sono particolarmente colpite a causa dei costi di trasporto e della bassa densità commerciale. Le giovani coppie urbane, spesso costrette all’affitto, destinano ormai oltre il 50% del loro reddito a spese alimentari ed energetiche.
Anche i servizi subiscono rincari: i prezzi di bar e ristoranti sono aumentati del 9,1% su base annua, gli hotel del 6,2%, l’assistenza medica privata del 4,8%, e persino i prodotti per l’igiene personale mostrano incrementi rilevanti.
Risposte pubbliche deboli e contestate
Le politiche pubbliche messe in atto finora sono considerate insufficienti. L’UGTT (Unione Generale del Lavoro Tunisina) – il sindacato più importante – chiede una riforma profonda del sistema di sussidi, da indirizzare meglio verso le famiglie più vulnerabili, e propone il rafforzamento della filiera corta. Diversi economisti, dal canto loro, raccomandano di sostenere la produzione locale, migliorare i sistemi di logistica e trasporto, e modernizzare l’apparato fiscale per ridurre l’economia sommersa e recuperare risorse.
L’attuale inflazione non rappresenta solo una crisi congiunturale, ma evidenzia le fragilità strutturali di un modello economico basato sull’importazione, su sussidi generalizzati e su una dipendenza cronica dai finanziamenti esterni. Interroga la capacità del Paese di costruire un’economia più equa, sostenibile e solidale.
Segnali di speranza e iniziative dal basso
Nonostante le difficoltà, emergono segnali di speranza. Crescono le iniziative locali: giovani laureati avviano progetti agricoli comunitari, alcune associazioni sviluppano app per il confronto dei prezzi, mentre in diversi governatorati si sperimentano piattaforme di approvvigionamento diretto tra produttori e consumatori.
In questo contesto complesso, la crisi si presenta anche come un’opportunità per rivedere in profondità le scelte economiche del passato e intraprendere un percorso verso un modello più partecipativo e resiliente.
Safa Mhadhbi

Fonti
Rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica (INS) pubblicato il 6 giugno 2025
Dati dettagliati sull’inflazione alimentare e sui prodotti manifatturieri, INS, maggio 2025
Testimonianze dirette raccolte nei mercati di Tunisi e Kairouan, giugno 2025