Il 2022 sarà un anno difficile per la Tunisia. Il paese, già segnato da una crisi economica, politica e sociale, si ritrova a subire gli effetti della guerra in Ucraina, soprattutto nel settore agroalimentare ed in particolare in quello dei cereali.
Negli ultimi mesi del 2021 le navi cariche di cereali sono ferme nei porti tunisini, vista l’incapacità del governo di acquistare il prodotto, e solamente una piccola parte di esse riescono a far sbarcare il loro carico. In effetti, già durante il mese del Ramadan, i tunisini sono stati obbligati a fare lunghe file per comprare pane e farina, beni che sono sempre più razionati. Un’impennata che ha riguardato anche altri generi alimentari come l’olio di oliva, il latte, la frutta/verdura e le uova.
Tra l’aprile del 2020 e il dicembre 2021, il prezzo del frumento è aumentato dell’80%, rendendo la situazione insostenibile per molti consumatori. La moneta tunisina (Dinaro Tunisino) è sempre più debole e il prezzo della benzina sale.
Con lo scoppio del conflitto russo-ucraino, la situazione è ovviamente peggiorata: circa il 50% del frumento importato arriva da Ucraina e Russia e le scorte interne sono molto limitate. Secondo il ministro del commercio lo stock nazionale riuscirà a far fronte ai bisogni della popolazione solo fino giugno 2022.
Ciò ha comportato un ulteriore aumento dei prezzi negli ulti mesi (circa il 25%) ed una incapacità da parte dei produttori di pane (la Tunisia è prima al mondo per consumo) di far fronte alla domanda della popolazione.
In questo quadro le conseguenze sociali potrebbero essere devastanti, sia per mancanza di una strategia chiara da parte del governo, sia perché pane e pasta fanno parte di quei prodotti a basso costo che i consumatori utilizzano abbondantemente nella dieta giornaliera.
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