Diomaye era divenuto Presidente stante l’impossibilità di Sonko di esserlo, con l’impegno, quasi scontato a quel tempo nel partito, di candidare Sonko alle elezioni successive. Ma in questi due anni, le ambizioni di Diomaye, forte del suo potere più che del suo prestigio presso la popolazione, sono cresciute, fino ad aspirare, neppure troppo velatamente, ad una rielezione. Il modo di interpretare il ruolo di Primo Ministro di Sonko, il suo protagonismo, anche sulla scena internazionale, si scontrava fortemente con tali ambizioni.
Anche i viaggi ufficiali all’estero hanno marcato differenze di vedute tra i due, relativamente alla politica estera.
La prima visita di Diomaye fuori dal continente africano è stata in Francia, dove è poi tornato altre due volte. Pur rimarcando l’aspirazione sovranista e panafricanista del proprio governo, l’atteggiamento nei confronti di Macron è sempre stato prudente, conciliante e disponibile alla cooperazione economica e commerciale. Qui è abbastanza netta la differenza con Sonko che è arrivato ad ipotizzare un’uscita del Senegal dal franco CFA, la moneta comune dei Paesi francofoni dell’Africa occidentale, attraverso la quale la Francia controlla la loro politica monetaria.
I viaggi di Sonko in Europa, essenzialmente Francia, Italia e Spagna, si sono concentrati soprattutto sul rapporto con la diaspora senegalese che, con le proprie rimesse dall’estero, costituisce un fattore importante per lo sviluppo economico e la sovranità finanziaria.
In Africa, entrambi si sono recati in quasi tutti i Paesi limitrofi. Diomaye ha fin dall’inizio sostenuto il saldo ancoraggio del Senegal alla CEDEAO, la comunità degli Stati dell’Africa occidentale, da sempre strumento della Francia per il controllo delle politiche economiche e finanziarie dei Paesi ad essa storicamente legati. Si era anche posto come mediatore, con scarsi risultati, per evitare l’uscita dalla Comunità di Burkina Faso, Mali e Niger che hanno costituito, come noto, l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES).
Sonko ha sempre manifestato simpatia per i Paesi dell’AES e per le politiche da loro implementate, a fronte di notevoli ostacoli e problematiche, per il recupero della sovranità economica e finanziaria e delle risorse naturali di cui sono ricchi.
Se il Senegal è sembrato poter essere, ad un certo punto, l’ago della bilancia per determinare lo spostamento dell’asse dei Paesi francofoni dell’Africa occidentale verso l’uno o l’altro raggruppamento, occorre dire che è prevalsa la linea di Diomaye.
Appare chiaro che al mondo occidentale, governi e multinazionali, è molto più gradito un Senegal che segua la politica di Diomaye piuttosto che quella di Sonko, non soltanto per l’attuale governo ma anche in vista delle elezioni del 2029.
Anche se nello scacchiere geopolitico internazionale, ciò che avviene in Africa è in questo momento storico marginale, i tentativi di destabilizzazione dei Paesi dell’AES si stanno intensificando, a cominciare dal Mali, percepito, a torto o a ragione, anello debole dell’Alleanza. Il ruolo del Senegal nella regione ha da sempre una grande importanza e avere Sonko, che, come si diceva, non ha mai nascosto la sua vicinanza a tali Paesi, come uomo forte, non solo del partito di maggioranza, ma anche del governo, non aiuta certo la loro destabilizzazione.
Intanto, in vista delle elezioni del 2029, entrambi si sono riposizionati. Diomaye ha lasciato il PASTEF ed ha creato la “Coalizione per Diomaye presidente”. Sonko, dopo la destituzione da Primo Ministro, è stato eletto Presidente dell’Assemblea Nazionale, in cui il suo partito ha la maggioranza. In tale ruolo godrà di maggiore autonomia dal Presidente e potrà non più dirigere ma almeno controllare l’attività del governo.
A nessuno dei due interessa che la conflittualità sia esasperata tanto da incidere negativamente sulla già precaria situazione del Paese. Entrambi dovranno rendere conto alla popolazione dei risultati raggiunti nei cinque anni di governo e per il momento sono ben pochi. Quello che è facile prevedere è un gioco di scarica barile delle responsabilità del mancato miglioramento delle condizioni di vita dei senegalesi. Ed in questo, sembra che Sonko abbia le carte migliori da giocare ora che non è più Primo Ministro.
La partita è lunga e non sono da escludere ulteriori scossoni sulla scena politica senegalese.
Giovanni Santini