Burkina Faso, Mali e Niger (componenti dell’Alleanza degli stati del Sahel) hanno annunciato congiuntamente la loro decisione di ritirarsi dalla Corte Penale Internazionale (CPI), sostenendo che il tribunale agisce come uno “strumento di repressione neocoloniale” e non garantisce una giustizia imparziale. La dichiarazione, resa pubblica il 22 settembre 2025, sottolinea che i tre governi intendono rafforzare la propria sovranità e creare meccanismi autonomi di risoluzione dei conflitti e di giustizia.
La decisione non ha effetto immediato: secondo lo Statuto di Roma, il ritiro deve essere notificato al segretario generale delle Nazioni Unite e diventa effettivo dopo un anno. In questo periodo, i Paesi restano obbligati a cooperare con la CPI e, nel caso del Mali, restano in vigore le indagini aperte per crimini commessi dal 2012.
La scelta si inserisce in un processo più ampio di rottura con le istituzioni internazionali e regionali tradizionali, dopo l’abbandono della Cedeao e il consolidamento dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES). L’orientamento geopolitico riflette anche l’avvicinamento di queste nazioni ad attori alternativi al blocco occidentale.
Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno avvertito che il ritiro rappresenta un passo indietro nella lotta contro l’impunità e limita l’accesso alla giustizia per le vittime di gravi violazioni dei diritti umani in un contesto segnato da conflitti armati e violenza jihadista. Al di là dell’aspetto giuridico, l’annuncio ha già un forte valore simbolico: invia il messaggio che questi Stati del Sahel intendono emanciparsi dai quadri istituzionali internazionali.
Juan Sandes Pueyo
Fonti
Three West African countries to quit International Criminal Court
Burkina Faso, Mali e Niger annunciano il ritiro dalla CPI – Nigrizia
Burkina Faso/Mali/Niger. Les annonces de retrait de la CPI représentent un recul préoccupant dans la lutte contre l’impunité dans le Sahel et dans le monde – Amnesty International