L’azienda di René Poda è a Kossoghin, circa 37 km dalla capitale Ouagadougou. Geografo di formazione, un master in gestione di progetti a Lione, per 15 anni con la cooperazione francese. Ha aperto, poi, un ufficio-studi specializzato in monitoraggio e valutazione di progetti, lavorando in Africa occidentale. Ha sempre avuto un grande interesse per l’agricoltura. In particolare, per l’allevamento suinicolo.
Nel 2008 compra 4 ettari nella periferia di Ouagadougou. Troppo vicino, però, all’area d’espansione della metropoli. In breve tempo si trova attorniato da case e obbligato a spostarsi a Kossoghin dove s’installa su 5 ettari non ancora accatastati. La pratica di registrazione è in corso ma René ci tiene a sottolineare gli sforzi dell’attuale governo che sta cercando di accelerare le procedure che, ad oggi, possono durare fino a 10 anni.
L’azienda è basata sull’integrazione di agricoltura e allevamento. Superfici coltivate ad ortaggi, infatti, utilizzano pollina e le deiezioni dell’allevamento di maiali come fertilizzante; gli allevamenti utilizzano gli scarti vegetali dell’orticoltura come integrazione alimentare.
Gli animali sono centrali. Innanzitutto, l’allevamento dei maiali, il cuore dell’azienda. Sono allevate razze locali migliorate che possono arrivare anche a 300 kg a maturità, contro i 50 di quelle tradizionali. Per gli incroci, sono state caldeggiate le tipiche razze da carne di altre latitudini – Landrace e Large White – che non hanno dato i risultati sperati per un’alta sensibilità alle malattie, in particolare alla dermatosi. Molto meglio è andato con razze dal mantello scuro come il Large Black, Hampshire, o comunque a macchie scure come il Piétrain, che sopportano meglio le alte temperature e hanno un’alta prolificità, fino a 18-20 lattonzoli per parto. La produzione è interessante e la vendita annua si attesta tra i 600-1000 maiali l’anno, anche se proprio il mantello nero ha creato qualche problema d’acquisto per i consumatori che non l’apprezzano.
Anche l’allevamento di polli si basa su varietà locali migliorate:
- Poulet du Faso: molto resistente alle malattie;
- Kuroiler: rustica e con crescita rapida;
- Sasso: apprezzata dal consumatore locale.
Le tecniche d’allevamento sono sostenibili. Di fronte al pollaio, René ha recintato una superficie inerbata e alberata per l’ombra, di 1.500 mq, dove i polli possono razzolare liberamente. Il Ministero locale d’agricoltura ha più volte visitato l’azienda apprezzando la qualità della carne ma anche la gestione attenta alla salute animale, con chiari riferimenti a schemi produttivi europei. In effetti, René si è “auto-formato” in Francia con stage in aziende zootecniche.
Negli ultimissimi anni, si è lanciato anche nella pescicoltura e ha sperimentato l’apicoltura. In una vasca di 10 metri cubi alleva il pesce gatto: 1.000 avannotti per ciclo venduti dopo 4-5 mesi. L’apicoltura, invece, è realizzata su piccola scala: otto arnie moderne che producono complessivamente 200 litri l’anno di miele che vende bene sul mercato locale.
La gestione dell’azienda di Kossoghin rappresenta un modello di riferimento. Il punto di criticità, però, come ci racconta René, è nell’accesso al mercato, problema comune a tutte le aziende zootecniche del Burkina Faso. Le vendite sono ridotte. Il costo di produzione dei maiali non garantisce più un profitto proporzionato al rischio dell’imprenditore.
La crisi finanziaria del paese obbliga René a reinvestire subito tutto il ricavato in alimento per il bestiame. Il maiale ha bisogno di razioni abbondanti i cui componenti sono comprati sul mercato (crusca di cereali, trebbia di birra, panello di cotone) a costi sempre crescenti. I prezzi di vendita, invece, rimangono stabili. Le piccole aziende di salumi, gestite spesso da stranieri, inoltre, hanno chiuso, contribuendo a ridurre la domanda.
Nell’allevamento dei polli la situazione è ancora più critica. Il costo della materia prima è molto aumentato: il mais e la farina di soia costano più del doppio rispetto a due anni fa, così come il complemento minerale-vitaminico. Il prezzo del pollo, invece, rimane invariato. I commercianti, poi, ritardano i prelievi di giorni, generando costi d’alimentazione aggiuntivi che gravano solo sui produttori, i quali sono comunque costretti a vendere allo stesso prezzo polli più grandi.
“Non c’entra nulla l’importazione di polli brasiliani, che in ogni modo è diminuita dalle azioni preventive di questo governo. Il potere d’acquisto dei burkinabé è diminuito, la carne sta diventando sempre più un lusso e il consumo diminuisce. Questo è il vero problema. Ho ridotto il numero di polli prodotti per ciclo di produzione. Da 1.000 a 500, ora mi stabilizzo a 250 per venderli tutti” è la considerazione finale di René.
Piero Sunzini