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Mauritania: nuovo paese – barriera finanziato dalla Ue per fermare le migrazioni

Secondo un “dossier” diffuso dall’Institut d’études de sécurité (https://issafrica.org/fr/a-propos/qui-sommes-nous) la cui sede centrale è a Pretoria, in Sudafrica, la Mauritania è l’ultimo paese  con cui l’Unione europea ha stretto accordi (preceduto da Libia, Tunisia, Marocco, Niger) per fare da “barriera” al  flusso delle migliaia di persone che, partendo dalla sua costa atlantica, cercano di raggiungere le isole Canarie (Spagna): 47 mila nel 2024 a cui  ne andrebbero aggiunte (secondo Caminando Fronteras, ong spagnola) altre 10mila scomparse nella traversata di circa 800 chilometri.

Sul tema la posizione dell’Iss è molto netta: la Mauritania dovrebbe rifiutare questo ruolo di gendarme e proteggere, invece, i diritti umani. Un rifiuto che, per ora, non è stato tale: risale al 7 marzo dello scorso anno la sottoscrizione dell’accordo tra Unione europea e governo di Nouakchott che vale 210 milioni di euro: andranno utilizzati, almeno in parte,  per attuare anche in territorio mauritano  le politiche di trattenimento ed espulsione verso il paese di provenienza delle persone che cercano di raggiungere l’Europa. Al riguardo è utile un approfondimento dell’Istituto Affari internazionali pubblicato dalla sua rivista.

E gli effetti dell’accordo si sono subito ripercossi sui rapporti tra Mauritania e Senegal che condividono circa 750 chilometri di confine, costituito dal corso del fiume Senegal. Lo stillicidio di respingimenti è diventato quotidiano come documenta questo articolo ricco di riferimenti all’insieme della situazione in quel quadrante.