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“Pigrizia intellettuale” sul Sahel

L’unità d’azione che si sta registrando in Mali tra Jnim, coalizione di gruppi terroristici affiliata ad al-Qaida, e Fronte di Liberazione per l’Azawad (Fla), organizzazione della comunità tuareg, ha moltiplicato gli attacchi congiunti contro città e villaggi. In particolare, quelli risalenti alla fine di aprile hanno sollecitato riflessioni e analisi nei media europei sul grande paese saheliano (1,24 milioni di chilometri quadrati). Anche in quelli italiani.

È possibile che lo stimolo sia arrivato da avvenimenti che sono catalogabili nello stereotipo africano: guerre, morti, assassinio di ministri, tentativi di rovesciare con la forza i governi in carica. Oppure perché sono collocabili nel puzzle geopolitico d’interesse dei paesi dell’UE: contro la Russia, sempre, anche in contesti extra-europei, per riaffermare le politiche di riamo e di sostegno all’Ucraina di Zelensky. 

Si registra una omogeneità di fondo nelle valutazioni del conflitto maliano relative al ruolo attivo di Algeria e Russia, pur su sponde opposte, e anche sulla presenza di membri dell’intelligence militare ucraina sui campi di battaglia nel nord del Mali.

Differenti, invece, per quanto riguarda il ruolo della Francia. Da una parte, c’è chi sostiene che la vecchia potenza coloniale stia garantendo un’influenza operativa importante sul teatro di guerra maliano, come il giornalista Georges Malbrunot di RTL, di cui Latitudini ha già scritto. Dall’altra, chi sottolinea come la strategia del governo maliano sia quella di spostare l’attenzione dai “nemici interni a quelli esterni”, come l’analista Luca Raineri della Sant’Anna di Pisa intervistato da Africa Rivista, “…uno è la Francia, diciamo nemico tradizionale, spauracchio per antonomasia delle opinioni pubbliche, coltivato a dovere dalla retorica dei regimi locali. In questo caso io credo che forse siano accuse eccessive, non si hanno indicazioni, almeno note, di un esplicito coinvolgimento francese in queste manovre …”.

Il popolo maliano, sicuramente quello di Bamako – sceso in piazza numeroso il 9 maggio per sostenere la politica antifrancese del governo in carica -, sembra propendere per la prima ipotesi. Così come molti commenti dei lettori di Africa Rivista fino ad arrivare ad accusare i giornalisti italiani di pigrizia intellettuale perché citano solo i “criminali africani” (leggi: “i governi militari”), lasciando invece da parte i veri mandanti e finanziatori della guerra in atto in Mali.

Piero Sunzini

Fonti:

  • RTL France; video di Georges Malbrunot 
  • Africa Rivista: intervista Luca Raineri
  • Latitudiniaps.org: RTL racconta una “guerra ombra” nel Sahel