liberta_di_stampa

Sahel: un esempio di informazione contaminata  

Per i media europei l’informazione sui paesi saheliani è di secondaria rilevanza, quindi scarsa e frammentaria. L’eccezione è rappresentata dai canali francesi. Il ruolo coloniale prima e neocoloniale poi continua, infatti, a stimolare un’attenzione particolare per le dinamiche dell’Africa francofona. Non è diminuita neanche verso il Mali, il Burkina Faso e il Niger, i paesi dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) nonostante che le relazioni politiche si siano deteriorate, negli ultimi anni. Con la motivazione di dover contrastare la violazione della libertà di stampa e la comunicazione aggressiva di governi nati da colpi di stato militari, però, la stampa francese e, a cascata tutta quella europea, rischia di diffondere informazioni contaminate.  

Il meccanismo l’ha raccontato bene in un’intervista televisiva Salif Sanogo, già direttore dell’ORTM, l’azienda pubblica radio-televisiva che trasmette dalla capitale del Mali, Bamako.  Ha spiegato come in Mali praticamente non esistono più media francesi. Non c’è, infatti, nessun corrispondente dal campo e tutte le notizie vengono prodotte da un’agenzia francese che, senza fare attente verifiche, acquisisce quelle maggiormente in linea con gli interessi editoriali.  Allo stesso modo, poi, la notizia viene inoltrata a differenti redazioni che, a loro volta, la divulgano come “in una bellissima sinfonia ed è così che si sviluppa il problema. Hanno detto che Bamako stava per cadere [nelle mani dei jihadisti] ma quando le fonti non sono certificate si dovrebbe almeno utilizzare il condizionale. Sono stati invece assertivi.” Songo conclude, quindi, con un’amara considerazione “…noi che siamo qui [a Bamako] non abbiamo avuto le stesse informazioni”. L’intervista risale ai primi di settembre 2025. A metà febbraio 2026. i jihadisti non sono a Bamako. 

Piero Sunzini 

Fonti: 

https://www.facebook.com/share/r/188yVBDZLW