Per il governo guidato da Mahamat Idris Déby è la conclusione di una vicenda che segna la graduale ritirata della Francia da territori dominati per un secolo e tenuti sotto scacco per ulteriori decenni. Pur avendo riconquistato la propria indipendenza formale, 14 stati “francofoni” sono rimasti sotto il controllo economico dell’Esagono sia per l’imposizione di una moneta unica (il Franco cfa, Comunità finanziaria africana) e per il mantenimento di numerose basi della Legione straniera, il cui ruolo nei rivolgimenti politici che hanno segnato la storia di quei paesi andrebbe attentamente studiato. Fu l’intuizione di Charles De Gaulle che, proprio nel 1960, inventò la Françafrique, sistema a difesa degli interessi francesi nel continente e dei suoi alleati africani. Per molti regimi tutt’altro che democratici l’esercito francese si è rivelato, in più occasione, un’assicurazione sulla vita.
La limitazione dello strapotere francese in quell’area non sta, però, a significare la conquista di una totale autonomia decisionale da parte dei governi locali, comunque alla ricerca di appoggi di paesi industrializzati e militarmente aggressivi.
Ha un bel dire Mahamat Idris Déby “riprendendo il controllo totale di tutte le basi militari francesi presenti nel nostro paese noi non rompiamo le nostre relazioni con la Francia. Noi poniamo termine alla dimensione militare di questa relazione”. Mentre il presidente salutava con la sua presenza nella base aerea il passaggio di consegne tra rappresentanti militari ciadiani e francesi in un altro insediamento, Faya – Largeau, cominciava il posizionamento di droni turchi da parte di tecnici specialisti della stessa nazionalità: questa la notizia diffusa da Radio France International che specificava trattarsi di materiale aereo con assistenza di tecnici della Bayraktar, affiancati da personale addetto al pilotaggio.
Si tratta dell’ennesimo segnale di consolidamento della presenza turca in Africa che si va allargando grazie ad interventi di “soft power”: escludono (per ora) una presenza militare avanzando offerte “tutto compreso”: equipaggiamento militare – droni Bayraktar o blindati Autokar -, finanziamenti, formazione, ma anche collegamenti aerei visto che Turkish Airlines ha attivato, negli ultimi anni, decine di collegamenti verso l’Africa.
Il tutto sottolineato da una valutazione attribuita al ministro degli esteri ciadiano, Abderaman Koulamallah: “è tempo per il Ciad di affermare la sua piena e intera sovranità e di ridefinire i suoi partenariati strategici secondo le priorità nazionali”.