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La forbice del G7  

Il summit dei paesi cosiddetti “g7” tenuto a Kananaskis, località delle Montagne Rocciose canadesi, ha fatto emergere sensazioni preoccupanti: si concretizza il rischio che non vengano ripristinati sufficienti fondi per l’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps). La “linea Trump” sembra aver fatto presa anche su Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, insieme che, con gli Stati Uniti, rappresentava da  solo tre quarti dell’aiuto pubblico globale. Secondo l’Ocse, nel 2024 questi paesi hanno stanziato circa 156,7 miliardi di dollari in aiuto pubblico allo sviluppo. Per il 2026 è stimata una riduzione dell’importo destinato all’aiuto pubblico allo sviluppo dei Paesi di circa 44,5 miliardi di dollari pari ad una diminuzione del 28%, il più alto valore mai registrato dalla nascita del G7 nel 1975, aggravante di un biennio precedente già segnato da un decrescente calo delle risorse. Siamo ben lontani dallo 0,7% del reddito nazionale lordo da dedicare agli aiuti: un impegno sottoscritto anche dall’Italia con la risoluzione Onu del 24 ottobre 1970. La maggior parte dei Paesi del G7 restano ben al di sotto di questa soglia. Promesse vane e non mantenute. Francesco Petrelli di Oxfam lancia un appello affinché vengano riconsiderati i tagli previsti per il prossimo anno il cui effetto metterebbe a repentaglio la vita di milioni di persone, lasciandole senza gli aiuti alimentari necessari per la sopravvivenza, senza la necessaria assistenza sanitaria nei Paesi più poveri e privando un’intera generazione di ragazze e ragazzi del diritto all’istruzione. Nei paesi dove opera Oxfam, denunciano, si stanno verificando gravi interruzioni dei servizi sanitari, mentre circa un quarto delle strutture sanitarie sono già state costrette a chiudere. Il calo degli stanziamenti americani si stima che potrebbe causare fino a 3 milioni di decessi in più ogni anno per malattie del tutto prevenibili e privare 95 milioni di persone dell’assistenza sanitaria. A pesare di più potrebbe essere la carenza di vaccini e la mancanza di cure per malattie come la malaria, la tubercolosi e l’Hiv.  

Come si sta comportando l’Italia? Coerentemente agli altri. L’impegno italiano, quasi 6 miliardi di euro  nel 2023 è aumentato di circa 400 milioni; tuttavia, resta ancora del tutto insufficiente considerando che la cifra corrisponde allo 0,32% del prodotto interno lordo.  L’aumento non è in grado di compensare il taglio di 631 milioni riferito al periodo tra il ’22 e il ’23. Per l’Italia non c’è ancora una proiezione certa per il 2026 ma, a partire dalla prossima legge di bilancio, potremo assistere a nuovi tagli. Una prospettiva preoccupante, considerando che il 26,3% del totale dell’aiuto pubblico italiano dell’anno scorso è rimasto entro i confini nazionali per far fronte all’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, senza un doveroso stanziamento di fondi aggiuntivi. 

                                                                                                                                                                             Redazione 

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