Nelle ultime settimane si è registrato un numero insolitamente alto di recinti improvvisati nei quartieri di Bamako. Pastori provenienti da Kayes, Ségou e da altre zone rurali giungono nella capitale per vendere i loro montoni (moutons), consapevoli che si avvicina il momento migliore dell’anno per farlo: la festa di Tabaski, nome con cui l’Africa occidentale indica l’Eid al-Adha.
Tabaski commemora il racconto coranico in cui Ibrâhîm (Abramo) è disposto a sacrificare il figlio Ismaele in obbedienza a Dio, che alla fine sostituisce l’offerta umana con un montone. La festività si celebra settanta giorni dopo l’Eid al-Fitr e dura quattro giorni. Nel 2025 le autorità religiose del Mali ne hanno fissato l’inizio a sabato 7 giugno.
Dopo una preghiera collettiva che inizia circa venti minuti dopo l’alba, il capofamiglia — o un macellaio autorizzato — sacrifica il montone orientando l’animale verso La Mecca. La carne viene suddivisa in varie parti per condividerla con parenti e vicini come gesto di affetto e rispetto.
Questa ripartizione solidale riassume lo spirito della giornata: generosità e coesione comunitaria. Chi non può permettersi un animale — circostanza frequente in un contesto di inflazione e siccità — riceve comunque la propria porzione di carne grazie a parenti o amici.
Anni fa un montone si poteva acquistare per meno di 75 000 franchi CFA; tuttavia, la combinazione dell’aumento generalizzato dei costi e della mancanza di piogge ha fatto salire quest’anno il prezzo a una fascia di 100 000-150 000 franchi CFA (circa 150-230 euro). Molte famiglie sono costrette a indebitarsi o a ricorrere all’acquisto collettivo dell’animale per non essere escluse dalla tradizione.
Molti lasciano Bamako per celebrare la festa nel proprio villaggio d’origine; chi resta in città indossa abiti nuovi, visita gli anziani della famiglia e condivide colazioni dolci prima della preghiera. Nel corso della giornata le case preparano diversi piatti — spiedini, stufati, arrosti — utilizzando quasi tutte le parti del montone. I profumi invadono le strade e bambini e adulti trasportano vassoi di carne di casa in casa come gesto d’amicizia.
Nel tardo pomeriggio i giovani riprendono la celebrazione con concerti all’aperto, concorsi di danza e DJ-set. Nei saluti si recitano reciproche benedizioni: si chiede perdono per eventuali offese e si auspica un anno di maggiore prosperità.
Sebbene Tabaski abbia origine in un precetto di fede, in Mali è vissuta soprattutto come una grande festa di unità, gratitudine e mutuo aiuto. L’intera città batte allo stesso ritmo: pastori e
acquirenti, preghiere e tamburi, volti sorridenti e mani che condividono. Da questa combinazione di spiritualità e ospitalità nasce la forza che, ogni anno, trasforma Bamako in una grande casa aperta.





Juan Sandes Pueyo
Foto di: Juan Sandes Pueyo