Il Mali nel dopo indipendenza ha affrontato molteplici crisi: ribellioni armate nel 1963, 1990, 2006 e 2012, colpi di Stato nel 1968, 1991, 2012, 2020 e 2021, e conflitti intercomunitari influenzati dal crimine organizzato e dal terrorismo. Nonostante le ripetute “prove di pace” come la Commissione Verità, Giustizia e Riconciliazione (2014), il Dialogo Nazionale Inclusivo (2019) o la Conferenza Nazionale di Rifondazione (2021), la stabilità non è ancora una realtà nel paese.
Il Mali si è progressivamente distaccato anche da alleanze e presenze straniere sul proprio territorio – il G5 Sahel, le forze internazionali a “titolarità” francese, Barkhane e Takuba, la MINUSMA delle Nazioni Unite – nel tentativo di recuperare il pieno controllo del proprio processo di pace. Come membro dell’AES, insieme a Burkina Faso e Niger, nel gennaio 2024 è anche uscita dalla Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (CEDEAO).
Il presidente della commissione che ha redatto la Carta Nazionale per la Pace e la Riconciliazione, Ousmane Issoufi Maïga — ex primo ministro del Mali — ha dichiarato che “la Carta non è solo una raccolta di informazioni, ma la testimonianza di una promessa popolare e uno strumento prezioso per la futura governance”. Durante la cerimonia di consegna della Carta al presidente della Transizione, il generale Assimi Goïta ha posto l’accento sul fatto che il testo punta alla risoluzione dei conflitti attraverso meccanismi endogeni, al rafforzamento dello stato di diritto, alla lotta contro la corruzione, l’impunità e la povertà, nonché alla promozione del perdono, del dialogo e della responsabilità.
Il testo della Carta sottolinea con forza il ruolo fondamentale della gioventù, indicata come motore del cambiamento, sollecitandone il coinvolgimento in una dinamica di civismo, responsabilità, patriottismo e impegno per lo sviluppo nazionale. Evidenzia inoltre la necessità di un’amministrazione trasparente e onesta, la difesa della sovranità, la promozione del patrimonio culturale e la lotta contro l’estremismo violento.
Goïta ha fatto appello al patriottismo di tutti i maliani e ha lanciato un messaggio diretto: “Deporre le armi. Questa è una condizione indispensabile per avviare qualsiasi negoziato”. Inoltre, ha avvertito le potenze straniere che non sarà più possibile esercitare nessun tipo d’interferenza negli affari interni del paese. Da parte sua, Maïga ha affermato con convinzione che questa Carta “farà tacere le armi in Mali” e riuscirà a “superare le divisioni” che per decenni hanno ostacolato la convivenza nazionale.
Dopo la consegna al capo dello Stato, il documento sarà sottoposto al Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) per la revisione e l’esame finale, prima della sua promulgazione ufficiale. Le autorità sperano e auspicano che la Carta Nazionale per la Pace e la Riconciliazione diventi l’asse portante di ogni azione pubblica, un quadro di riferimento per la ricostruzione morale, politica e istituzionale del paese, e un simbolo della rinascita del Mali basata sui suoi propri valori, senza imposizioni esterne.
Juan Sandes Pueyo

Foto; Ousmane Issoufi Maïga, ex primo ministro del Mali e presidente della commissione che ha redatto la Carta Nazionale per la Pace e la Riconciliazione.
Fonti;
Mali : le pays se dote d’une Charte nationale pour consolider l’unité et la cohésion