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Dallo sviluppo al riarmo: come la sicurezza sostituisce la cooperazione nella politica globale 

Un cambio di priorità 
Se ci soffermiamo un momento a osservare i percorsi che l’umanità sceglie attraverso le proprie decisioni politiche, possiamo vedere una sorta di tabella di marcia che definisce non solo i bilanci, ma anche le priorità collettive e i valori che guidano le nostre società. Oggi è la geopolitica a dettare il ritmo: in modo diretto — e spesso silenzioso — influenza le decisioni che determinano come intendiamo la sicurezza, la cooperazione e il futuro comune. 
Per decenni, la cooperazione internazionale si è presentata come lo strumento centrale per garantire la pace e promuovere lo sviluppo. Ora, questo approccio cede terreno di fronte a una politica estera che pone il rafforzamento militare al centro dell’agenda. 

Dalla cooperazione alla deterrenza 
Secondo la NATO, nel 2024 diciotto dei suoi trentuno membri hanno raggiunto o superato l’obiettivo del 2% del PIL in difesa, mentre nel 2022 erano appena nove (NATO, 2024). La Germania ha approvato un fondo straordinario di 100 miliardi di euro per modernizzare le sue forze armate (Reuters, 2024), mentre la Polonia ha aumentato la sua spesa al 4,1% del PIL (defenceukraine.com, 2024). Nel complesso, la spesa aggregata degli alleati equivale ormai al 5% del PIL dell’Alleanza, una cifra senza precedenti da decenni (NATO, 2024). 
La giustificazione ufficiale si ripete: un mondo più insicuro, segnato dalla guerra in Ucraina, dall’influenza crescente della Cina, dalle tensioni nell’Indo-Pacifico, dall’instabilità in Africa e dai conflitti ricorrenti in Medio Oriente, come il genocidio a Gaza (SIPRI, 2024). 

Nel frattempo, la cooperazione internazionale si contrae. Dall’inizio del 2025, la nuova amministrazione statunitense ha congelato contratti di assistenza e reindirizzato risorse verso paesi considerati strategici per la sicurezza nazionale —Ucraina, Taiwan e alleati della NATO—, lasciando in sospeso programmi umanitari in Africa, Asia e nei Caraibi (Financial Times, 2025). Il caso più drammatico è la President’s Malaria Initiative (PMI): la riduzione di quasi la metà del suo bilancio rischia di provocare 13 milioni di nuovi casi di malaria e decine di migliaia di morti aggiuntive nel 2025 (Financial Times, 2025). Qualcosa di simile sta accadendo con PEPFAR, il piano contro l’HIV che dal 2003 ha salvato più di 25 milioni di vite. In paesi come Mozambico o Etiopia, migliaia di pazienti sono rimasti senza una fornitura regolare di antiretrovirali (KFF, 2024). 

In Europa, il Regno Unito ha ridotto il suo storico contributo dallo 0,7% allo 0,3% del PIL, un taglio di circa 6 miliardi di sterline l’anno che ha portato alle dimissioni della ministra dello Sviluppo, Anneliese Dodds (The Guardian, 2024). In Germania, gli aiuti del BMZ scenderanno da 13,8 miliardi nel 2022 a 10,3 miliardi nel 2025 (Kompass, 2024). Non si tratta solo di una contrazione di bilancio: è un cambio di modello. La solidarietà lascia il posto alla logica della deterrenza, in cui il potere militare è considerato più efficace per garantire la sicurezza rispetto agli investimenti nello sviluppo umano. 

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L’industria degli armamenti: il vincitore silenzioso 
Mentre si tagliano i fondi destinati alla cooperazione e alla salute, l’industria militare vive un boom senza precedenti. Aziende come Lockheed Martin, Rheinmetall, BAE Systems o Thales hanno registrato profitti storici: solo nel 2023, le cento principali compagnie di armamenti del mondo hanno fatturato oltre 600 miliardi di dollari (SIPRI, 2024). 
Le lobby dell’industria militare hanno un peso crescente nella definizione delle politiche di sicurezza, soprattutto a Bruxelles e a Washington, dove esercitano pressioni per aumentare i contratti di acquisizione congiunta e destinare più fondi al Fondo Europeo per la Difesa (Rothschild & Co, 2024). Il “complesso militare-industriale”, un termine coniato da Dwight Eisenhower negli anni Sessanta, sembra oggi più attuale che mai: mentre milioni di persone perdono l’accesso ai vaccini o all’acqua potabile, i dividendi delle aziende della difesa toccano record in borsa. 

L’Europa e la sua ambizione strategica 
In questo nuovo contesto, è riemerso il dibattito intorno a un Esercito Europeo. Iniziative come la European Sky Shield Initiative o il programma di Mobilità Militare all’interno della PESCO mostrano che l’idea non è più un’utopia (NATO, 2022; EDA, 2024). 
Per autonomia strategica europea intendiamo la capacità dell’UE di garantire la propria sicurezza e di agire in modo indipendente sulla scena internazionale, senza dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti o dalla NATO. Nel marzo 2025, Ursula von der Leyen ha presentato il piano Readiness 2030, con l’obiettivo di mobilitare fino a 800 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati per rafforzare tale autonomia (European Commission/UE, 2025). Il presidente Macron ha avvertito che “la cosa peggiore sarebbe pensare che gli europei debbano diventare seguaci” dell’agenda statunitense o cinese (Reuters, 2023). 

L’altra faccia della geopolitica: i BRICS 
Nel frattempo, altre potenze combinano il rafforzamento del proprio esercito con una politica estera differente. La Cina mantiene il secondo bilancio militare al mondo, con 296 miliardi di dollari nel 2023, subito dopo gli Stati Uniti (SIPRI, 2024). Allo stesso tempo promuove la Belt and Road Initiative, un vasto programma di infrastrutture e crediti internazionali che mira a collegare Asia, Africa ed Europa attraverso porti, strade e reti ferroviarie (Brookings, 2024). 
L’India, dal canto suo, ha aumentato nel 2024 la spesa militare del 10%, superando così gli 84 miliardi di dollari e consolidandosi come il quarto bilancio della difesa al mondo (SIPRI, 2024). 
I BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, ora ampliati con nuovi membri) cercano di rafforzare un blocco alternativo con proprie banche di sviluppo e progetti di cooperazione Sud-Sud (Chatham House, 2025). Il loro modello non implica rinunciare alla spesa militare, bensì adottare una strategia combinata: influenza economica, infrastrutture e potere militare. 

L’impatto umano immediato 
Questo cambio strategico ha conseguenze tangibili. L’OMS e UNAIDS avvertono che la diminuzione dei contributi internazionali rischia di far regredire decenni di progressi nella lotta contro HIV, malaria e tubercolosi. Uno studio pubblicato su The Lancet HIV calcola che, se i tagli dovessero mantenersi, potrebbero verificarsi tra 4,4 e 10,7 milioni di nuove infezioni entro il 2030, oltre a fino a 2,9 milioni di morti aggiuntive (WHO, 2024). 
La Banca Mondiale ricorda che oltre 2,2 miliardi di persone non hanno accesso sicuro all’acqua potabile e 3,5 miliardi non dispongono di servizi igienico-sanitari di base, mentre l’investimento necessario per raggiungere l’SDG 6 supera i 1,37 trilioni di dollari (World Bank, 2024). ONG come Save the Children e Oxfam denunciano la chiusura di progetti in Africa e nei Caraibi, così como la perdita di migliaia di posti di lavoro umanitari, riducendo la capacità di risposta a future crisi (The Guardian, 2024). 

Agenda 2030 a rischio: la dimensione climatica dimenticata 
L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che rappresenta una visione globale condivisa attraverso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), è una delle principali vittime di questo cambiamento di priorità. Secondo António Guterres, solo il 15% dei traguardi è sulla buona strada per essere raggiunto, mentre quasi la metà mostra progressi minimi o nulli (ONU, 2024). 
Il regresso colpisce in pieno gli obiettivi climatici: la mancanza di investimenti in mitigazione e adattamento compromette la resilienza delle comunità che già subiscono siccità estreme, eventi meteorologici violenti e spostamenti forzati (IPCC, 2023; UNEP, 2024). L’assenza di risorse per energie pulite o sistemi idrici aggrava la competizione per risorse scarse e alimenta nuovi conflitti armati. L’UNDP avverte di un possibile “punto di non ritorno” nella cooperazione internazionale (Financial Times, 2024), mentre l’OCSE sottolinea che, senza un quadro efficace, gli SDG rischiano di trasformarsi in un elenco di promesse mancate (OCSE, 2024). 

Cosa intendiamo per sicurezza? 
Le potenze occidentali giustificano questa svolta come una risposta inevitabile a un contesto internazionale più ostile. Tuttavia, il costo non si misura solo in bilanci, ma in vite umane e in opportunità perdute per costruire un mondo più giusto. 
Ciò che inquieta maggiormente è l’assenza di un dibattito sociale. Ci sono poche mobilitazioni contro la regressione della cooperazione e nessuna riflessione collettiva su cosa intendiamo davvero per “sicurezza”. 
La vera sicurezza non si definisce dal numero di carri armati o missili, ma dalla capacità di garantire salute, istruzione, acqua e dignità. Se questi pilastri si indeboliscono, qualsiasi fortezza militare diventa un castello di sabbia. 

Fonti consultate 

  • SIPRI (2024). Trends in World Military Expenditure 2024. Stockholm International Peace Research Institute. 
  • NATO (2024). Defence Expenditure of NATO Countries (2014–2024). 
  • Reuters (2024). “Germany’s 100 billion euro defense fund faces challenges.” 
  • Breaking Defense (2024). “Germany hits 2% NATO spending target after Zeitenwende boost.” 
  • Financial Times (2024–2025). Cobertura sobre recortes de USAID y PMI. 
  • Kaiser Family Foundation (KFF, 2024). PEPFAR: Global Impact Report. 
  • AP News (2025). “Haiti aid cuts leave HIV patients at risk.” 
  • UNICEF & Reuters (2024–2025). Informes sobre impacto humanitario en Haití. 
  • The Guardian (2024). “UK aid cuts spark resignation of Development Minister Anneliese Dodds.” 
  • Kompass (2024). Informe sobre la cooperación alemana. 
  • Parlamento Europeo (2025). Eurobarómetro especial sobre seguridad y defensa. 
  • Rothschild & Co (2024). Análisis del sector de defensa europeo. 
  • Brookings Institution (2024). Informes sobre la Belt and Road Initiative. 
  • Chatham House (2025). Reportes sobre la ampliación y estrategia de los BRICS. 
  • World Bank (2024). Global Water Security and Sanitation Partnership Report. 
  • WHO & UNAIDS (2024). Global HIV/AIDS and Malaria Reports. 
  • The Lancet HIV (2024). Estudio sobre impacto de recortes en la financiación del VIH. 
  • UNEP (2024). Adaptation Gap Report. 
  • IPCC (2023). Sixth Assessment Report. 
  • ONU (2024). Informe del Secretario General sobre el progreso de los ODS.