All’alba della Giornata internazionale per i diritti delle donne, l’eco dello storico discorso dell’8 marzo 1987 risuona con grande forza. Per il capitano Thomas Sankara, l’emancipazione femminile non era né un effetto di moda, né una concessione educata fatta alla modernità. Era, e rimane, l’unica condizione per una vera rivoluzione e uno sviluppo endogeno sostenibile in Africa
«Non esiste uomo fiero finché non c’è una donna al suo fianco. Ogni uomo fiero, ogni uomo forte attinge le proprie energie da una donna; la fonte inesauribile della virilità è la femminilità. La fonte inesauribile, la chiave delle vittorie si trovano sempre nelle mani della donna. È accanto alla donna, sorella o compagna, che ognuno di noi ritrova lo slancio dell’onore e della dignità.
È sempre accanto a una donna che ognuno di noi ritorna per cercare e ritrovare la consolazione, il coraggio, l’ispirazione per osare ripartire in battaglia, per ricevere il consiglio che modererà le temerarietà, un’irresponsabilità presuntuosa.
È sempre accanto a una donna che ridiventiamo uomini, e ogni uomo è un bambino per ogni donna. Chi non ama la donna, chi non rispetta la donna, chi non onora la donna ha disprezzato la propria madre. Di conseguenza, chi disprezza la donna disprezza e distrugge il luogo focale da cui proviene; cioè si suicida da sé, perché ritiene di non avere motivo di esistere, di essere uscito dal grembo generoso di una donna.
Compagni, nessuna rivoluzione, a cominciare dalla nostra, sarà vittoriosa finché le donne non saranno prima liberate. La nostra lotta, la nostra rivoluzione sarà incompiuta finché comprenderemo la liberazione come essenzialmente quella degli uomini. Dopo la liberazione del proletario, resta la liberazione della donna. Compagni, ogni donna è la madre di un uomo. Io mi rimprovererei, come uomo, come figlio, di consigliare e indicare la via a una donna. La pretesa sarebbe quella di voler consigliare la propria madre. Ma sappiamo anche che l’indulgenza e l’affetto della madre consistono nell’ascoltare il proprio figlio, anche nei suoi capricci, nei suoi sogni, nelle sue vanità. Ed è questo che mi consola e mi autorizza a rivolgermi a voi.
Compagni, non esiste vera rivoluzione sociale se la donna non è liberata. Che i miei occhi non vedano mai una società, che i miei passi non mi conducano mai in una società dove metà del popolo è mantenuta nel silenzio. Io sento il frastuono di questo silenzio delle donne, presagisco il rombo della loro tempesta, sento la furia della loro rivolta. Attendo e spero l’irruzione feconda della rivoluzione di cui esse esprimeranno la forza e il rigoroso senso di giustizia usciti dalle loro viscere di oppresse.
Compagni, avanti per la conquista del futuro.
La patria o la morte, vinceremo!»