Le risposte del progetto Former a Jendouba
Nelle campagne del nord-ovest tunisino, interi territori rurali si reggono su un lavoro essenziale che continua a restare invisibile: quello delle donne. Ogni giorno, all’alba, percorrono sentieri difficili per raggiungere campi, foreste e luoghi di trasformazione agricola. Coltivano, raccolgono, sostengono economie locali fragili e garantiscono sicurezza alimentare alle proprie famiglie. In cambio ricevono salari bassi, condizioni di lavoro dure, nessuna protezione sociale e un riconoscimento pubblico ancora insufficiente.
Questa realtà è emersa con chiarezza durante l’incontro regionale del 3 dicembre 2025 alla Facoltà di Scienze Umane di Jendouba dedicato a «Le donne della terra: tra lavoro faticoso e diritto all’uguaglianza», inserito nel progetto Former e nella campagna internazionale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Le testimonianze delle lavoratrici hanno restituito l’immagine di una vera e propria violenza economica strutturale: precarietà, assenza di tutele in caso di malattia o infortunio, carichi di lavoro pesanti, difficoltà di accesso sicuro ai luoghi di lavoro. A tutto questo si aggiunge l’esclusione dalla proprietà della terra, nonostante il diritto all’eredità sia formalmente garantito dalla legge.
Non sono però passive spettatrici delle difficoltà. Ogni giorno sviluppano forme concrete di resistenza e adattamento: organizzazione collettiva dei trasporti, mutuo aiuto, condivisione di strumenti, percorsi informali di formazione. Strategie che suppliscono alle assenze istituzionali, ma che non possono sostituirle.
Il seminario ha reso visibile ciò che normalmente resta ai margini. Riconoscere il lavoro delle donne rurali tunisine non è una questione simbolica. È una scelta politica che riguarda lo sviluppo, la giustizia sociale e la tenuta stessa dell’economia agricola della Tunisia.
Stefanina Buonantuono