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Il Ministro degli affari esteri del Mali rompe il silenzio: “Guerra ibrida contro la nostra sovranità”

Il Ministro degli Affari Esteri del Mali, Abdoulaye Diop, ha incontrato gli ambasciatori accreditati per fare luce sull’offensiva terroristica che ha colpito il Paese. Definendo la fase attuale come caratterizzata da “circostanze tragiche”, il Ministro ha confermato che il Mali è vittima di un vasto piano di destabilizzazione orchestrato da partnes interni ed esterni.

Il fulcro del discorso sono stati gli attacchi congiunti e coordinati del 25 aprile 2026 che hanno colpito diverse città del Paese causando numerose vittime civili e militari. Tra queste, il Ministro ha ricordato con particolare dolore la scomparsa del Generale d’Armata Sadio Kamara, Ministro della Difesa, descritto come un uomo dal percorso esemplare e dal grande spirito di sacrificio.

Secondo il governo, l’obiettivo dell’attacco non era isolato, ma mirava direttamente a colpire i vertici dello Stato. Due camion bomba sono stati indirizzati contro le residenze istituzionali: uno alla residenza del Presidente Assimi Goita e l’altro alla residenza del Ministro della Difesa. L’intento, ha spiegato il Ministro, era quello di decapitare il comando nazionale per sostituirlo con figure asservite a potenze straniere.

Il Ministro ha denunciato con forza quella che definisce una “guerra ibrida” condotta contro il Mali. Ha sollevato accuse esplicite verso attori internazionali, citando direttamente l’Ucraina per aver pubblicamente rivendicato il proprio supporto logistico ai gruppi terroristici operanti nel Sahel.

L’alleanza tra gruppi terroristici (come il JNIM, affiliato ad Al-Qaeda) e alcuni gruppi armati del nord del Mali è ormai considerata un fatto accertato dalle autorità di Bamako. “Si tratta di una coalizione malefica”, ha dichiarato il Ministro, sottolineando che il terrorismo nel Sahel ha una matrice puramente politica e non ideologica.

Nonostante gli attacchi, il Mali ribadisce fermamente la propria scelta di autodeterminazione. “Non accetteremo di sottometterci ai diktat di stati della regione o di potenze distanti che pensano di poter decidere chi deve dirigere il nostro Paese”, ha ammonito il Ministro.

In questo scontro, il governo maliano ha espresso gratitudine per il supporto ricevuto dai partner della Confederazione degli Stati del Sahel (Burkina Faso e Niger) e, in particolare, dalla Federazione Russa, la cui azione a fianco delle forze maliane è stata pubblicamente lodata.

Sul piano interno, il Ministro ha assicurato che la continuità dello Stato è garantita. Le funzioni del Ministero della Difesa sono state assunte direttamente dal Capo dello Stato, supportato dalla nomina del Generale Umar Diara come Ministro delegato.

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Militare di Bamako ha già aperto un’inchiesta che ha portato all’identificazione e al fermo di diverse persone, sia civili che militari, coinvolte nella pianificazione delle stragi. Abdoulaye Diop ha reso poi omaggio alla capacità di resistere della popolazione maliana e degli ospiti stranieri presenti nel Paese, esortando tutti a non cedere al panico, definendo la calma come la migliore risposta alle aggressioni.

L’intervento si è concluso con un messaggio di resistenza: “Il Mali può barcollare, ma non cadrà mai”.

Dario Gennarini