1718282730154_20240612_GOMART_Christophe_FR_011

“Sbagliate epoca e battaglia”: il Burkina Faso respinge le lezioni dell’eurodeputato francese Gomart 

Il Burkina Faso torna al centro del dibattito nell’aula del Parlamento Europeo, trasformandosi nel terreno di un duro scontro tra la vecchia guardia militare della Francafrique  e le nuove istanze sovraniste del governo burkinabè. 

Al centro della contesa c’è il recente intervento del generale di corpo d’armata francese ed eurodeputato Christophe Gomart (Partito Popolare Europeo), ex direttore del Renseignement Militaire (l’intelligence militare transalpina). Attraverso i suoi canali istituzionali e una dura mozione di risoluzione presentata a Bruxelles a metà giugno 2026, Gomart ha denunciato con forza quella che definisce “la continua repressione dello spazio civico e delle libertà fondamentali in Burkina Faso”

Dall’altra parte, la risposta arrivata direttamente dagli ambienti editoriali e dai media vicini alla presidenza del Burkina Faso è stata netta, accusando l’eurodeputato francese di un “paternalismo fuori dal tempo”. 

Nel suo intervento, l’ex capo delle operazioni speciali francesi ha tracciato un quadro fortemente critico della situazione interna al Paese del Sahel, da anni stretto nella morsa di una sanguinosa guerra contro i terroristi jihadisti. Gomart ha messo sotto accusa la gestione della giunta militare guidata dal capitano Ibrahim Traoré, focalizzandosi su due nodi principali: la limitazione della democrazia, con il rinvio sine die delle elezioni e il giro di vite contro giornalisti, attivisti e oppositori politici che costituiscono una violazione dei diritti umani e dei principi democratici. Ha criticato anche le scelte militari di Ouagadougou: basate sul reclutamento di civili (i VDP, Volontari per la Difesa della Patria) e la rottura della cooperazione militare con la Francia a favore dei russi dell’Africa Corps. 

Per l’eurodeputato francese, la transizione burkinabè si sta traducendo in un vicolo cieco autoritario che rischia di destabilizzare l’intero Golfo di Guinea. 

La reazione della stampa e degli opinionisti burkinabè non si è fatta attendere, ribaltando punto per punto le tesi del generale transalpino. Il cuore della replica risiede nel rifiuto totale di quella che viene definita una “chiave di lettura superata”, “analizzare la situazione securitaria e politica del Burkina Faso dai salotti ovattati di Bruxelles o di Parigi con risoluzioni moralizzatrici non risolve alcun problema”, scrive un opinionista burkinabè. Il Paese rivendica, infatti, che le sfide attuali sono esistenziali e legate alla sopravvivenza stessa dello Stato. La linea ufficiale del Paese rivendica oggi la scelta che la difesa del territorio nazionale deve poggiare sul “sacrificio dei propri figli” (le forze regolari FDS e i civili VDP), rifiutando categoricamente qualsiasi figura di tutore straniero occidentale per definire le strategie di sicurezza interna. 

Questo intervento evidenzia come la comunicazione tra l’Unione Europea (la Francia in particolare) e il blocco dei Paesi dell’AES (Mali, Burkina Faso, Niger) sia sempre più difficile. Se da un lato Bruxelles, per bocca di figure come Gomart, continua a valutare il Sahel attraverso i parametri dello Stato di diritto, della democrazia formale e del rispetto dello spazio civico, omettendo però il ruolo attivo che servizi secreti stranieri stanno giocando nel contesto saheliano; dall’altro, Ouagadougou risponde con la grammatica della realpolitik e della sovranità militare assoluta. 

Il messaggio finale che si leva dal Burkina Faso è perentorio e fotografa la fine di un’era: il tempo in cui l’Africa occidentale si lasciava dettare la condotta dalle ex potenze coloniali è definitivamente tramontato. Il Paese intende avanzare e svilupparsi, a prescindere dai giudizi e dalle risoluzioni di Bruxelles. 

Dario Gennarini

Fonti:  

Intervento di Cristophe Gomart al Parlamento Europeo. 

AES Horizon, Quando chi vuole dare lezioni sbaglia epoca e battaglia!