Il lungo e tormentato processo politico tra Parigi e Ouagadougou è giunto al punto di non ritorno. Il governo del Burkina Faso, guidato dal capitano Ibrahim Traoré, ha annunciato ufficialmente la rottura totale delle relazioni diplomatiche con la Francia. La reazione dell’Eliseo non si è fatta attendere, con il governo francese che ha immediatamente avviato la pianificazione di severe “misure di risposta”.
La chiusura definitiva dei canali ufficiali tra la ex potenza coloniale e lo Stato saheliano è avvenuta nell’arco di quarantotto ore convulse (anche a causa della risoluzione del parlamento europeo proposta dall’ex generale francese Gomart) ridisegnando gli equilibri geopolitici dell’Africa occidentale.
L’annuncio ufficiale del ministero degli Affari Esteri del Burkina Faso è arrivato con una nota perentoria. Le autorità hanno decretato l’interruzione immediata di ogni legame diplomatico formale con Parigi. La decisione impone la chiusura dell’ambasciata francese a Ouagadougou e il rimpatrio di tutto il personale diplomatico e consiliare ancora presente sul territorio entro scadenze strettissime.
Questa rottura rappresenta il culmine di mesi di crescenti tensioni, espulsioni mirate di giornalisti e funzionari transalpini, e pesanti accuse di ingerenza e destabilizzazione mosse dal Burkina Faso contro l’Eliseo. Tagliando l’ultimo filo istituzionale con la Francia, il Burkina Faso sigilla la propria traiettoria politica, sancendo l’allontanamento definitivo dall’orbita d’influenza occidentale e la contestuale integrazione nell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES).
Le ragioni di Ouagadougou hanno trovato sponda anche in Europa con le durissime dichiarazioni di Peer de Jong, ex colonnello francese e coautore del saggio «Out of Africa». Intervenendo nel programma Points de Vue ha criticato apertamente l’atteggiamento post-coloniale dell’Occidente: «L’Africa è l’unico continente in cui si pratica la politica della pacca sulla spalla, del dare costantemente del tu. Ma con quale diritto spieghiamo agli africani come gestire i loro Paesi? Sono indipendenti e sovrani, non dobbiamo fare loro da maestri».
Queste parole centrano perfettamente il cuore dello scontro: il rifiuto netto, da parte delle nuove leadership del Sahel, di quel paternalismo che per decenni ha regolato i rapporti diplomatici tra Parigi e le sue ex colonie.
In Francia, il ministero degli Affari Esteri ha preso atto della decisione burkinabè, condannandola duramente e definendola “priva di qualsiasi fondamento legittimo” e contraria agli interessi del popolo stesso del Burkina Faso.
Tuttavia, la diplomazia francese ha deciso di non limitarsi alle proteste formali. Fonti governative a Parigi hanno confermato che la Francia sta attivamente esaminando una serie di misure in risposta all’atto di Ouagadougou. Sebbene i dettagli operativi rimangano riservati, gli analisti ipotizzano interventi strutturali su più fronti: dalla sospensione totale degli aiuti allo sviluppo, alla stretta sui visti, non escludendo atti di isolamento economico e commerciale.
La doppia notizia della rottura e delle imminenti ritorsioni francesi sembra che stia chiudendo l’epoca della presenza diplomatica tradizionale di Parigi nel cuore del Sahel. Con il Burkina Faso che segue la linea dura già tracciata da Mali e Niger, la strategia della Françafrique subisce un altro duro colpo.
Dario Gennarini
Fonti:
Reuters, Il Burkina Faso interrompe le relazioni diplomatiche con la Francia.
Reuters, La Francia valuta delle misure dopo la rottura delle relazioni con il Burkina Faso.
Intervista di Peer de Jong a Point de Vue.