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Mali, 66 anni di indipendenza: la storia di una grande civiltà 

Il 22 settembre 1960 il Mali diventava uno Stato indipendente. Sessantasei anni dopo, Bamako celebra questo anniversario con una consapevolezza rinnovata: quella di un paese che porta sulle spalle una delle storie più lunghe e stratificate dell’intero continente africano. 

Per capire il Mali di oggi bisogna tornare indietro di molti secoli. Molto prima che i francesi arrivassero, il territorio che oggi porta quel nome era già il cuore pulsante dell’Africa occidentale, sede di tre grandi imperi che si succedettero dominando i commerci transahariani e producendo una cultura di livello. 

Il primo fu l’Impero del Ghana, fiorito tra il IV e l’XI secolo, ricco di oro e sale, due delle merci più preziose del mondo medievale. Poi venne l’Impero del Mali, che raggiunse il suo apice nel XIV secolo sotto Mansa Musa, il sovrano più ricco della storia medievale conosciuta: il suo pellegrinaggio alla Mecca nel 1324, con una carovana di migliaia di persone e tonnellate d’oro, sconvolse i mercati del Mediterraneo e fece conoscere all’Europa l’esistenza di un mondo africano di straordinaria ricchezza. Timbuctù, sotto il suo regno, divenne uno dei principali centri di studio e di commercio del mondo conosciuto, con università che attraevano studiosi da tutto il continente, dal Medio Oriente e dall’Europa. La Grande Moschea di Djenné, costruita in terra secondo tecniche architettoniche che ancora oggi stupiscono gli ingegneri, risale a questo periodo. I manoscritti conservati nelle biblioteche di Timbuctù tra cui centinaia di migliaia di testi su astronomia, matematica, medicina, teologia e diritto, testimoniano una produzione intellettuale di livello paragonabile ai grandi centri del sapere medievale. 

Quindi l’Impero Songhai, che nel XV e XVI secolo estese il proprio dominio su un territorio immenso, dal Niger al Senegal, prima di essere sconfitto dall’esercito marocchino nella battaglia di Tondibi nel 1591. Quella data segna la fine dell’età d’oro del Sahel. 

Nel 1700 la tratta atlantica degli schiavi interessò l’entroterra maliano, portando devastazione e tragedie, mentre il secolo successivo fu quello del colonialismo. La penetrazione francese nell’Africa occidentale iniziò nella seconda metà dell’Ottocento. L’attuale Mali fu conquistato militarmente tra il 1880 e il 1890, dopo una resistenza tenace guidata da figure come Samory Touré, il grande capo mandingo che tenne testa all’esercito coloniale per quasi vent’anni. Integrato nel sistema coloniale e con il nuovo nome di Sudan francese, il paese visse decenni di dittatura coloniale, sfruttamento delle risorse, lavoro forzato e smantellamento delle strutture politiche tradizionali. 

La spinta verso l’indipendenza si accelerò dopo la Seconda Guerra Mondiale, in un contesto africano e mondiale profondamente cambiato. In Mali il movimento fu guidato da Modibo Keita, intellettuale e politico di formazione socialista, figura carismatica del panafricanismo dell’epoca. Nel 1959 Mali e Senegal si unirono nella Federazione del Mali, nel tentativo di costruire un grande stato dell’Africa occidentale francofona. Ma la federazione durò appena un anno: le divergenze politiche tra Dakar e Bamako portarono allo scioglimento nell’agosto 1960. Il 22 settembre dello stesso anno nacque la Repubblica del Mali, con Keita come primo presidente. 

Fonti: 

Come l’Europa ha sottosviluppato l’Africa, di Walter Rodney 

Wikipedia, Storia del Mali 

Esserenero, 66 anni di indipendenza del Mali 

Dario Gennarini