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Ogm? Ancora “No grazie”… anche se ribattezzati “Nuove tecnologie genomiche”

Gli organizzatori replicano alla Società italiana dei genetisti agrari

Il trimestrale Latitudini ha organizzato un incontro sugli organismi geneticamente modificati, OGM, a Perugia, insieme a Tamat Ets e l’Associazione italiana per l’Agricoltura Biologica (Aiab). Titolo dell’iniziativa: Nuovi Ogm: che cosa e perché non possono servire.

Gli “Sguardi da Sud su geografie, ambiente e società” si soffermano spesso sullo sviluppo agricolo e sicurezza alimentare nei paesi dell’Africa subsahariana. I nuovi OGM, le nuove tecnologie genomiche (Ntg), sono un tema da approfondire anche in quelle realtà come il Burkina Faso dove fu introdotto il cotone-geneticamente modificato che non ha generato i risultati sperati tanto che il governo locale ha fatto marcia indietro, vietando la coltivazione e tornando all’utilizzo di sementi tradizionali. 

Per discutere anche di questi temi è stato organizzato l’incontro del 2 ottobre, con relatori e relatrici di comprovata esperienza che si confronteranno con la cittadinanza. A seguito di questi inviti, gli organizzatori hanno ricevuto dalla mail del professore Emidio Albertini, professore dell’Università di Perugia, una missiva a firma della presidente Stefania Masci e degli otto membri del consiglio direttivo della Società italiana di Genetica Agraria, che ha contestato l’iniziativa “per la sua unilateralità e per la volontà di alzare steccati contro il mondo della ricerca” (parole testuali leggibili nella lettera).

Questo il commento di Piero Sunzini, direttore di Tamat, agronomo di formazione: “Tamat lavora da più di 30 anni nei paesi africani. Abbiamo imparato che per operare efficacemente in contesti geograficamente e culturalmente diversi, anche nel campo tecnico e scientifico, c’è bisogno di massima apertura mentale e disponibilità al confronto.

È questa la stella polare che guida i nostri progetti. Non abbiamo un approccio ideologico e collaboriamo con tutti coloro che prefigurano iniziative a favore dei piccoli agricoltori e allevatori, garantendo loro un sostegno tecnico, confrontandosi sulle tecniche produttive, proponendo e condividendo soluzioni alternative a quelle tradizionali. L’obiettivo resta quello di migliorare le produzioni, da un punto di vista qualitativo e qualitativo, per perseguire la sovranità alimentare delle popolazioni locali.

Principio guida è il miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie contadine. Con questo approccio ci confrontiamo anche col mondo universitario.

In particolare, col DSA3 di Perugia stiamo realizzando un progetto di cunicoltura proprio in Burkina Faso. Abbiamo chiuso un progetto europeo sull’economia solidale. Con l’Università per Stranieri siamo soliti organizzare seminari su tematiche socioeconomiche dei paesi africani; con l’Università  Cattolica di Milano abbiamo promosso una riflessione tecnica sui problemi della sicurezza alimentare nei paesi saheliani.

Confesso, quindi, che la lettera dei professori genetisti mi ha stupito e ancor più i toni; unilateralità e steccati sono termini che non ci sono nel vocabolario di Tamat. Evidenziano la mancanza di contraddittorio ma la loro nota è stata scritta perché sono stati invitati”.

Anche Vincenzo Vizioli, Presidente di Aiab-Umbria, già presidente nazionale e agronomo, manifesta perplessità: “Le contestazioni fatte dalla nota dei professori genetisti all’agricoltura biologica evidenziano la scarsa conoscenza dei principi del metodo biologico. Il divieto d’uso di OGM in bio è una scelta codificata nel Regolamento EU. Questa non è solo collegata alla convinzione che problemi complessi come il contrasto ai cambiamenti climatici, non trovano soluzione con l’inserimento di un gene in una pianta ma soprattutto per quanto c’è dietro all’appropriazione indebita della biodiversità tramite la brevettazione. I fatti parlano chiaro dopo oltre 40 anni di investimenti, gli OGM propagandati con le stesse promesse dei nuovi Ntg – produttività, risoluzione della fame nel mondo, … – hanno come unico risultato la resistenza al glifosato pesticida cancerogeno che ancora nessuno ha il coraggio di vietare.

E poi, chi è che alza steccati? Non ricordo aperture al confronto da parte di genetisti pro OGM, anche perché ritengono che chi coltiva e chi consuma non abbia diritto di parola e, con loro, anche chi ha 50 anni di ricerca sul miglioramento genetico ma senza OGM.

Probabilmente sono preoccupati che si ragioni sull’utilità di’ investire risorse pubbliche nella ricerca sugli NTG destinataria già di tante risorse e interessi privati. Risorse che potrebbero essere impiegate per garantire lo sviluppo di un’agricoltura a basso impatto ambientale, riducendo drasticamente l’utilizzo della chimica che genera danni alla salute, alla biodiversità, alla salvaguardia del sistema acqua-suolo-pianta in agricoltura, e anche alle tasche dei produttori agricoli.

L’Aiab vuole discutere di queste cose apertamente. Il dibattito sulla qualità della produzione e dell’alimentazione non è un campo riservato a pochi scienziati “eletti”. Vogliamo allargare la platea della conoscenza. Non siamo un gruppo identitario, le nostre riunioni sono aperte e anche in quella del 2 ottobre abbiamo invitato centinaia di persone dai livelli istituzionali al mondo dell’associazionismo, dai singoli cittadini agli universitari. I professori genetisti saranno i benvenuti se vorranno partecipare; il contraddittorio non ci spaventa anzi ci stimola. Lasciateci però invitare relatori che ci piace ascoltare e disponibili, anche se scienziati, alla discussione pure con i “non addetti ai lavori”. L’azzardo delle tesi proposte, al quale fa riferimento la Società italiana di genetica agraria, sarà valutato dai partecipanti”.

Un evento, quindi, da non mancare a Perugia, il 2 ottobre, alle 16h30, a Sala Santa Chiara, in Via Tornetta 7.

Redazione Latitudini