L’assassinio di Bakari Sako, 35enne immigrato dal Mali, mentre si recava al lavoro in bicicletta interpella, per l’ennesima volta, la coscienza di ogni persona che vuol tenere gli occhi aperti sulla realtà e sulle infinite sfaccettature di cui è fatta.
Quest uomo di 35 anni è stato ucciso a Taranto da un quartetto di giovanissimi (solo uno maggiorenne) che lo hanno aggredito prima a pugni e calci finendolo poi con tre colpi di punteruolo che non gli hanno lasciato scampo.
Bakari Sako lavorava come bracciante agricolo regolarmente assunto, regolarmente presente sul territorio nazionale e incarnava la contraddizione più grande della contemporaneità: l’enorme disparità tra le condizioni di vita tra il Sud globale e le aree più opulente del pianeta.
Ma c’è anche da riflettere sulle dinamiche autodistruttive che si fanno spazio tra le giovani generazioni nate e cresciute proprio nelle realtà industrializzate: il senso di smarrimento provocato dall’atmosfera impazzita delle pratiche digitali, la lontananza crescente tra fase matura e fase adolescente, la scuola che non riesce a coltivare talenti né affrontare i problemi, hanno generato l’atmosfera tossica che scatena i sentimenti più bassi e violenti che si possano provare ben prima di raggiungere l’età adulta.
Su questo aspetto della storia moderna e contemporanea aumenta la consapevolezza diffusa e si moltiplicano progetti e iniziative di solidarietà e progresso comunitario: è in questa direzione che agisce Latitudini aps, impegnata a offrire sguardi poco frequentati sulle realtà del Sud globale da dove proveniva Bakari Sako.
La foto di Bakari Sako è ripresa dalla pagina fb di Multiradio Massafra (che ringraziamo)
Bracciante ucciso, Procuratrice: ragazzi in cerca di vittime | Video Sky