Patrice Lumbuba

Caso Patrice Lumumba senza giustizia: muore a 93 anni l’ultimo imputato.  

La rincorsa della giustizia penale contro il tempo si è interrotta definitivamente. Étienne Davignon, influente ex diplomatico e figura di primissimo piano della politica e dell’economia belga, si è spento il 18 maggio all’età di 93 anni. Con la sua scomparsa, tramonta la possibilità di celebrare il primo, storico processo penale volto ad accertare le responsabilità individuali nel brutale assassinio di Patrice Lumumba, eroe dell’indipendenza congolese e simbolo universale della lotta al colonialismo. 

La morte di Davignon ha fatto scattare l’inevitabile estinzione dell’azione pubblica nei suoi confronti, chiudendo l’ultimo filone giudiziario attivo che vedeva un uomo in carne e ossa sul banco degli imputati. 

La svolta giudiziaria era arrivata proprio pochi mesi fa, a marzo 2026, quando la camera di consiglio del tribunale di Bruxelles aveva ordinato il rinvio a giudizio formale per Davignon con l’accusa di crimini di guerra. 

La denuncia, depositata originariamente nel 2011 dai familiari di Lumumba, mirava a fare luce sulle ultime, drammatiche ore del leader africano. All’epoca dei fatti, nel gennaio del 1961, Davignon era un giovane diplomatico stagista del ministero degli Affari Esteri belga distaccato in Congo. Secondo l’accusa, egli avrebbe giocato un ruolo chiave nell’impresa criminale comune che portò all’arresto, alla detenzione illegittima e al successivo, fatale trasferimento di Lumumba nella provincia secessionista del Katanga, ben sapendo che il Primo Ministro vi avrebbe trovato la morte. 

Il 17 gennaio 1961, Patrice Lumumba venne fucilato da un plotone di esecutori katanghesi spalleggiati da mercenari belgi, insieme ai suoi fedeli collaboratori Maurice Mpolo e Joseph Okito. Per evitare che la sua tomba diventasse un simbolo di riscatto e meta di pellegrinaggi, i corpi vennero smembrati e sciolti nell’acido, lasciando come unica reliquia un dente del leader, conservato per decenni come un macabro trofeo da un commissario di polizia belga e restituito alla famiglia solo nel 2022. 

Fino all’ultimo, Davignon ha respinto fermamente ogni accusa, difendendo il proprio operato giovanile in un’epoca dominata dai convulsi e violenti equilibri della Guerra Fredda. 

Sebbene la via penale sia ormai sbarrata dal fattore biologico, i discendenti di Lumumba non intendono fermarsi. Gli avvocati della famiglia hanno immediatamente annunciato l’intenzione di avviare un’azione legale in sede civile contro lo Stato belga per i suoi crimini coloniali e post-coloniali. 

«Questo voto contro il tempo non cancella il passato né sana le ferite», spiegano fonti vicine ai legali. «Il fatto che la magistratura avesse riconosciuto la solidità delle prove rinviando Davignon a processo resta una gigantesca vittoria morale». 

Il Belgio ha già riconosciuto in passato la propria responsabilità morale nell’uccisione di Lumumba attraverso una commissione d’inchiesta parlamentare nel 2001, ma la scomparsa di Étienne Davignon priva la storia dell’ultimo verdetto nelle aule di tribunale, lasciando aperta una delle ferite più profonde, dolorose e irrisolte del passato coloniale europeo in Africa. 

Di Dario Gennarini

Patrice Lumbuba 1

Foto; Patrice Lumumba

Fonti: 

Corriere della Sera, Belgio, Etienne Davignon sarà processato: «Fu complice dell’omicidio di Patrice Lumumba, leader dell’’indipendenza del Congo» 

Reuters, L’ex diplomatico belga Davignon muore prima del processo per l’assassinio di Lumumba.