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Ciclone Harry: il Mediterraneo tra clima, economie e migrazioni finite in tragedia 

Una strage che si sta tentando di rimuovere nel mainstream mediatico: potrebbero essere centinaia le persone scomparse tra i flutti  dopo essere partite da Tunisia e Libia tra il 21 e il 23 gennaio a causa del ciclone Harry che ha colpito le regioni che si affacciano sul Mediterraneo. Venti, piogge torrenziali e mareggiate hanno messo in ginocchio intere comunità costiere. La dichiarazione dello stato di emergenza è arrivata dopo una settimana, come se si trattasse di un evento eccezionale e non dell’ennesima manifestazione di una crisi strutturale. Nelle sole Calabria, Sardegna e Sicilia  ha causato oltre due miliardi di euro di danni.  

In Tunisia, sulla sponda sud del Mediterraneo, piogge intense e mareggiate hanno danneggiato coltivazioni costiere, infrastrutture agricole e impianti di acquacoltura, colpendo economie già fragili. Qui il clima agisce come moltiplicatore di vulnerabilità economiche e sociali.  

Harry non è stato inaspettato. Come ricorda Antonello Pasini del CNR, il Mediterraneo è una “zona calda” del cambiamento climatico: un bacino che si riscalda più rapidamente della media globale e accumula energia sufficiente ad alimentare tempeste sempre più intense. Parlare di “maltempo” significa rimuovere questo quadro e continuare a inseguire le emergenze. 

Il degrado ambientale nel Mediterraneo incide sulla sicurezza umana e sulle condizioni socio-economiche, creando un terreno favorevole a flussi migratori complessi. La mobilità non nasce dal clima in sé, ma dall’erosione delle possibilità di restare, come sottolinea Alfonso Giordano, docente di Geografia economico-politica, 

Il ciclone Harry mette così a nudo un nodo politico irrisolto: il Mediterraneo continua a essere trattato come periferia, quando è uno spazio strategico per la sicurezza climatica, economica e migratoria dell’Europa. Rafforzare le economie della sponda sud sono parti della stessa risposta degli aiuti alle regioni italiane meridionali. E’ un problema che l’UE deve porsi come priorità, senza la risoluzione del quale rischia di restare intrappolata in un approccio emergenziale ai problemi.  Harry non è stato un incidente. E il Mediterraneo lancia segnali inequivocabili alle istituzioni che lo governano. 

Stefanina Buonantuono 

Fonti 

  • Cambiamento climatico: il ruolo dei mari (https://almanacco.cnr.it/articolo/13852/cambiamento-climatico-il-ruolo-dei-mari) 
  • Unione per il Mediterraneo, Impacts of Climate Change on Agriculture in the Southern Mediterranean (https://ufmsecretariat.org/publication-speech/assessment-of-the-impacts-of-climate-change-on-the-agriculture-sector-in-the-southern-mediterranean)