Non c’è solo il confine orientale dove si protrae da quasi quattro anni la guerra provocata dell’invasione russa dell’Ucraina (dopo 10 anni di “guerra a bassa intensità” nel Donbass) con centinaia di migliaia di vittime (militari e civili). Un nuovo fronte – sia pure di “guerra non guerreggiata” – si è aperto a sud per minacciare il fianco meridionale della NATO. Lo evidenziano molti analisti internazionali che vedrebbero l’azione di pressione russa nel Sahel non solo a livello militare con i suoi Africa Corps, ma anche tramite un vero e proprio disegno strategico di costruzione e apertura di crisi migratorie “pilotate” con lo scopo di destabilizzare l’Europa. Le ricorrenti, ripetute e sistematiche ondate migratorie sulle rotte europee hanno visto l’agenzia di pattugliamento delle frontiere dell’UE e numerosi funzionari di Bruxelles mettere apertamente in guardia sulla Russia che starebbe alimentando i flussi di rifugiati dall’Africa. Un ruolo centrale di queste attività di controllo dei flussi migratori verso l’Europa è rivestito dalla Libia – dove la Russia ha una forte partnership con il signore della guerra libico Khalifa Haftar. La cosa preoccupa l’Italia dove lo stesso ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani ha ipotizzato che personale russo in Africa sia in contatto con i trafficanti in Africa, e il fatto che la Russia si sia sostituita all’Occidente in Sahel ha fomentato le spinte migratorie e ha contribuito a far sì che i Paesi dell’AES annullassero gli accordi sulla migrazione con l’UE.
VSF
Modificato il 7 Agosto 2025