Con l’avvicinarsi dell’equinozio d’autunno stanno scemando le ondate di calore estremo che hanno soffocato la Tunisia e cominciano le analisi dei danni: tra il 1° maggio e il 23 luglio 2026, circa 4.400 ettari di superfici forestali sono stati devastati dagli incendi, contro 2.705 ettari nello stesso periodo del 2025, con un aumento di circa il 63%.
I governatorati di Zaghouan, Bizerte, Béja, Jendouba, Le Kef e Siliana figurano tra i territori maggiormente colpiti. Gli incendi non rappresentano soltanto una calamità ambientale ma anche un disastro economico e sociale per numerose popolazioni rurali, in particolare per quelle che dipendono dalla quercia da sughero e dal pino d’Aleppo per il proprio reddito.
La combinazione di temperature estreme e interruzioni di acqua ed elettricità, che talvolta hanno superato le 24 ore, ha inoltre innescato un’ondata di manifestazioni in diversi governatorati (Zaghouan, Nabeul, Le Kef, Jendouba, Cap Bon, ecc.), nel luglio 2026. Gli abitanti hanno bloccato strade regionali e accessi a zone industriali per chiedere il ripristino dei servizi essenziali e denunciare la «negligenza dello Stato».
A Tunisi e in altre città importanti, i cittadini hanno espresso rabbia di fronte al deterioramento delle condizioni di vita e alla crisi dei servizi pubblici. Questi movimenti si inseriscono in un contesto più ampio di sfiducia nei confronti delle autorità pubbliche e di deterioramento del potere d’acquisto della popolazione tunisina.
La Banca mondiale conferma le motivazioni del malcontento popolare e sottolinea come la Tunisia debba affrontare sfide crescenti legate alla scarsità d’acqua e alla resilienza climatica. Le linee guida sono già state tracciate dal governo tunisino: miglioramento dell’efficienza delle reti, riduzione delle perdite d’acqua, sviluppo di pratiche agricole a basso consumo idrico e ricorso a schemi produttivi non convenzionali, prevenzione degli incendi, miglioramento dei sistemi di allerta e adattamento delle condizioni di lavoro durante le ondate di calore. Il programma d’intervento, approvato nell’aprile 2026, ammonta a 332,5 milioni di dollari per la sua prima fase, con interventi per migliorare l’accesso all’acqua potabile e per incentivare l’agricoltura irrigua.
La sfida del programma, comunque, consiste nel concepire l’adattamento al di là del consolidamento delle infrastrutture, rafforzando le conoscenze, le competenze e le capacità degli attori locali: agricoltori, enti locali, imprese, associazioni, lavoratori e cittadini. Una società resiliente di fronte al cambiamento climatico, infatti, non è soltanto una società che dispone di più dighe, reti o dispositivi di intervento; è soprattutto una società capace di organizzarsi, anticipare e ridurre le vulnerabilità prima che la crisi si verifichi.
La successione di episodi di caldo, le tensioni sociali per l’acqua e la mancanza d’elettricità, e gli incendi evidenziano che gli effetti del cambiamento climatico riguardano anche le abitazioni, i luoghi di lavoro, le aziende agricole, le imprese e i servizi essenziali.
Per la Tunisia, la questione non è dunque più soltanto capire come superare la prossima ondata di calore. Si tratta di capire come preparare i territori a un clima che impone progressivamente nuovi vincoli. Anticipare il fabbisogno d’acqua, adattare le infrastrutture, proteggere i lavoratori, rafforzare la prevenzione degli incendi, sostenere gli agricoltori nella transizione e garantire un accesso equo ai servizi essenziali sono tutte condizioni necessarie per costruire questa resilienza.
Di fronte al cambiamento climatico, l’adattamento non può più essere concepito come una risposta occasionale a una crisi. Deve diventare una componente duratura delle politiche pubbliche e dello sviluppo dei territori.
Chiraz Lassoued
Fonti
I dati e le informazioni presentati in questo articolo provengono da fonti ufficiali e da media tunisini e internazionali:
- Institut National de la Météorologie (INM): «Bulletins de vigilance et bulletin climatique mensuel de juin 2026», «Bulletin Climatologique préliminaire : Juillet 2026».
- Agence Tunis Afrique Presse (TAP) e media e stampa tunisini (RTCI, La Presse de Tunisie, Kapitalis, Webdo, L’Économiste maghrébin, EspaceManager, ecc.): informazioni sulle interruzioni di acqua ed elettricità, sugli incendi e sulle mobilitazioni cittadine, sullo stress idrico, ecc.
- Direzione generale delle foreste / Protezione civile: bilanci intermedi degli incendi (1° maggio – 23 luglio 2026).
- Banca mondiale: Tunisia Country Climate and Development Report (CCDR) e comunicato «Tunisia: Major Push to Strengthen Water Security and Resilience», aprile 2026.
- Kapitalis, «Kef : mobilisation contre deux importants incendies à Nebeur et Sakiet Sidi Youssef», 24 luglio 2026.

Figura 1: Immagine di uno dei grandi incendi boschivi nel Kef, durato diversi giorni.