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Nuovi paradigmi alimentari: una sfida politica e culturale per Vittoria Ferdinandi e la sua Giunta 

L’Onu ha fissato nel 29 settembre la giornata internazionale di sensibilizzazione sugli sprechi alimentari. Per l’occasione pubblichiamo l’intervista sull’argomento che l’assessore all’ambiente del Comune di Perugia, David Grohmann, ha rilasciato al trimestrale di Latitudini

11 obiettivi che chiamano l’intera città a riflettere su cibo, produzione, distribuzione. Intervista a David Grohmann, assessore all’ambiente 

Il “nuovo paradigma alimentare”, spiegato in 4 delle 114 pagine che costituiscono il programma elettorale della Giunta Ferdinandi, indica 11 obiettivi da concretizzare: atlante del cibo; comunità del cibo; consiglio del cibo territoriale; distretto del cibo della resilienza e della cultura alimentare; partenariati tra università e istituzioni locali; promozione agricoltura biologica, promozione dell’agricoltura sociale; promozione di filiere alternative del cibo; azioni contro la povertà alimentare e cibo come diritto; educazione alimentare e riduzione degli sprechi; nuove politiche per le mense scolastiche. 

Queste ultime voci costituiscono il focus di un’intervista a David Grohmann, assessore con delega alle “politiche del cibo” che ci indica il primo passaggio da affrontare: “penso a un Piano comunale operativo che affronti di petto la questione dello spreco in coordinamento con il servizio mense scolastiche, la cui delega è della collega di Giunta, Francesca Tizi, alle prese con il nuovo bando per l’assegnazione del servizio di fornitura dei pasti. Dobbiamo uscire dalla “trappola” dello spreco, che può arrivare a circa un terzo del totale servito nei 65 “refettori” attivi nelle scuole d’infanzia e primarie (elementari) in carico al Comune di Perugia. 

Un servizio quello delle mense che esula dalle deleghe di Grohmann il quale, però, guarda a quella realtà come alla realtà in grado di fare “da leva” per elaborare una strategia articolata in grado di sostenere la candidatura di Perugia “ad avere un ruolo guida nella promozione di un nuovo paradigma per il ‘sistema del cibo in Umbria”: questo si legge a pagina 80 del programma “Vince Perugia con Vittoria Ferdinandi Sindaca”. Le parole chiave di questa possibile transizione: ecologia, resilienza, biodiversità, sostenibilità economica e culturale. 

Grohmann è convinto che l’impegno di un’amministrazione locale decisa ad adottare proprie “politiche del cibo” possa suscitare nuove consapevolezze nella cittadinanza e aprire anche prospettive economiche interessanti al settore produttivo locale. Perugia ha un potenziale agricolo sottovalutato:  20.637 ettari di superficie coltivata (Sau), corrispondenti al 45,9 per cento dell’estensione comunale: 44.900 ettari.  

La consistenza economica per la gestione e le forniture delle mense, una voce del bilancio comunale di circa 25 milioni di euro per tre anni scolastici, non dovrebbe costituire una semplice “posta” ma diventare un motore di trasformazione lungo l’itinerario tracciato dagli 11 obiettivi elencati in apertura.  

“Partendo dalla riduzione degli sprechi prenderebbe forza un’ipotesi di trasformazione diffusa del tessuto cittadino; per aprire prospettive del genere bisogna imparare da esperienze consolidate (penso al Banco alimentare o all’esperienza di Regusto).  

“Il centro della scommessa risiede nella capacità progettuale di plasmare i vari livelli di queste realtà: preparazioni calibrate, un approccio gastronomico basato su tradizione locale ed educazione alimentare, monitoraggio dei volumi; il tutto ricondotto a precise linee guida dei capitolati d’appalto”. 

Per quello che riguarda il contesto produttivo nel suo complesso Grohmann appare propenso ad utilizzare il metodo scientifico che, peraltro, è parte integrante della sua esperienza di docente universitario all’Università di Perugia (Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali): “dobbiamo avere conoscenza esatta sulle destinazioni dei prodotti locali, c’è da diffondere il modello delle De.Co., le denominazioni comunali, e sostenere la diffusione di questi prodotti anche nella ristorazione aperta al pubblico. Le De.Co. potrebbero costituire la base giuridica per poter attribuire alle cultivar che rischiano di scomparire l’ulteriore specifica del nome della famiglia titolare dell’azienda che le ha custodite e ri-coltivate”.  

Un tema complicato da affrontare nell’epoca dominata dal “pensiero unico globale” alla base del modello che pervade il dibattito pubblico (ed egemonizza l’infosfera) per affermare il dominio delle catene di approvvigionamento alimentare basate sulla grande distribuzione organizzata come epilogo finale della dominazione finanziaria di tutti i processi produttivi del cibo. 

“Per questo abbiamo ipotizzato la costituzione di un Consiglio del cibo, piattaforma che favorisca il confronto di idee ed esperienze di tutti i soggetti attivi nel settore – dice Grohmann – dove tracciare possibili linee di collaborazione, a cominciare dalla mappatura della biodiversità di cui dispongono questi territori: aziende di trasformazione, botteghe di prossimità, fattorie agricole, orticoltura e frutticoltura, banche del germoplasma, raccolte di cultivar antiche. In tal senso è d’obbligo la citazione del progetto di Archeologia arborea (Alta Valle del Tevere) coordinato da Isabella Della Ragione. In un contesto del genere, un docente universitario che insegna scienze agrarie, alimentari e ambientali è indubbiamente chiamato a svolgere un ruolo di catalizzatore anche nell’indirizzamento delle risorse previste dal Programma di sviluppo rurale”.  

Andrea Chioini