_DSC0191

Quando la scuola nutre: l’origine delle mense e degli orti scolastici in Burkina Faso 

In molte scuole del Burkina Faso, l’attività scolastica non si limita alle aule. Una parte dell’apprendimento e della vita quotidiana degli studenti è legata anche agli orti e alla produzione di alimenti che vengono consumati nella stessa scuola. Questa realtà riflette una politica educativa e alimentare che si è evoluta nel corso dei decenni. 

Le mense scolastiche fanno parte del sistema educativo burkinabé fin dall’epoca coloniale. All’inizio, funzionavano grazie alla partecipazione diretta delle comunità: gli alimenti provenivano dalle famiglie e i pasti erano preparati, a turno, dalle mamme degli studenti. Quest’ultimi partecipavano alla produzione agricola nelle cosiddette “fattorie scolastiche”, spazi organizzati dalla scuola in cui coltivavano cereali, legumi e ortaggi destinati alla mensa, sotto la supervisione degli insegnanti. 

Con l’indipendenza del paese, questo modello cambiò profondamente. A partire dal 1962, l’ONG statunitense Catholic Relief Service (CRS), specializzata in aiuti umanitari e sicurezza alimentare, intervenne per rispondere alle difficoltà del paese nel garantire l’alimentazione degli studenti in un contesto di risorse limitate, facendo accordi con lo Stato per l’acquisto dei prodotti. 

Questo sistema, noto come “mense assistite”, si basava sulla fornitura di alimenti da parte di attori esterni — principalmente organizzazioni internazionali — che garantivano i pasti nelle scuole. Per decenni milioni di studenti sono dipesi da questo modello nel quale le famiglie erano comunque incluse nella gestione, garantendo il trasporto degli alimenti, la preparazione dei pasti o la costruzione di infrastrutture di base. 

Sebbene questo sistema abbia permesso di ampliare la copertura delle mense scolastiche, ha anche generato una forte dipendenza dagli aiuti esterni e ha sollevato problemi di sostenibilità nel lungo periodo. A partire dalla fine degli anni Ottanta, e in modo più marcato dagli anni 2000, le organizzazioni internazionali hanno iniziato a ritirarsi progressivamente, concentrando la loro azione solo nelle aree più vulnerabili, mettendo in evidenza, in questo modo, la fragilità del modello e la necessità di costruire un sistema più sostenibile. 

Le risposte sono arrivate dal territorio e dall’intervento pubblico. Lo Stato burkinabé ha promosso lo sviluppo delle cosiddette mense endogene, un modello basato sull’autosufficienza locale e sulla partecipazione comunitaria, che fa parte di una strategia nazionale volta a rafforzare la sicurezza alimentare e ridurre la dipendenza dagli aiuti internazionali. 

In questo sistema, l’alimentazione scolastica si basa sulle risorse della comunità locale: le famiglie forniscono alimenti dopo il raccolto — come miglio, mais o sorgo — oppure contribuiscono economicamente se non dispongono di produzione propria. L’organizzazione di queste mense è affidata in gran parte alle Associazioni dei Genitori (APE), strutture comunitarie che riuniscono le famiglie e che svolgono un ruolo centrale nel funzionamento del sistema. Attraverso queste associazioni, le famiglie concordano i contributi, gestiscono gli alimenti e partecipano attivamente all’organizzazione e al monitoraggio dei pasti scolastici. In molti casi, sono le madri a svolgere un ruolo chiave nella preparazione degli alimenti e nella gestione quotidiana delle mense. 

Uno degli elementi fondamentali di questo modello è l’integrazione degli orti e dei campi scolastici. Situati vicino alle scuole, questi spazi permettono di produrre alimenti freschi — verdure, legumi o frutta — che vengono utilizzati direttamente nelle mense. La produzione di questi alimenti non ha solo un valore pedagogico, quindi, ma  crea un legame diretto tra produzione e consumo all’interno della scuola. 

Questa evoluzione si inserisce in una strategia nazionale che mira a garantire almeno un pasto equilibrato al giorno per ogni bambino in età scolare. L’obiettivo è duplice: migliorare la nutrizione infantile e rafforzare la sicurezza alimentare a livello locale, coinvolgendo le comunità nel processo e riducendo la dipendenza dagli aiuti esterni. 

I risultati cominciano a essere visibili. Il numero di campi e orti scolastici è aumentato negli ultimi anni e, in alcuni contesti, si è osservato un miglioramento della frequenza scolastica. In molte aree rurali, la mensa scolastica rappresenta un incentivo fondamentale alla scolarizzazione, poiché garantisce almeno un pasto al giorno in contesti in cui l’insicurezza alimentare è ancora una realtà. 

Tuttavia, in tutto il Burkina Faso il sistema deve ancora affrontare sfide importanti: le difficoltà di approvvigionamento, i ritardi nella distribuzione degli alimenti e la necessità di una migliore coordinazione tra i diversi attori coinvolti.