Intervista a Mariano Borgognoni – Presidente della Pro Civitate Christiana
La condizione dei paesi più impoveriti del pianeta ha, per il quinto anno consecutivo, un suo rapporto basato su indicatori scientifici: è il dossier “Last20”, ovvero come vivono i Paesi collocati agli ultimi 20 posti nelle graduatorie elaborate da varie agenzie internazionali.
L’elaborazione di questo corposo documento è frutto del lavoro volontario di persone esperte nei vari settori che hanno aderito alla proposta lanciata, nel 2021 da Reggio Calabria – sede quell’anno dell’incontro tra i cosiddetti G20 – . Motori di questa impresa dal sapore temerario Tonino Perna e Ugo Melchionda: per l’edizione che si sta preparando hanno ottenuto il pieno appoggio, culturale e logistico della Pro Civitate Christiana di Assisi: grazie all’ospitalità della sede centrale si è tenuto nelle migliori condizioni il seminario di preparazione dei cui lavori riferiamo negli altri articoli di questo numero. E’ l’occasione per rivolgere alcune domande a Mariano Borgognoni che della Pro Civitate Christiana è fresco presidente.
La condizione dei paesi più impoveriti del pianeta interpella quotidianamente le realtà del Nord industrializzato alimentandone anche molte contraddizioni: come arriva questo tema nelle elaborazioni della Pro Civitate Christiana?
Diciamo che arriva da lontano. Anzitutto dall’essere la nostra una comunità cristiana e se i cristiani non sentono i poveri come gente di famiglia c’è certo qualcosa che non quadra nel rapporto con il Vangelo che dell’autorità di coloro che soffrono fa il proprio centro. Nella nostra Galleria d’arte c’è una raccolta di opere dal titolo Gesù divino lavoratore; all’inizio si denominava Gesù operaio. Questo racconta qualcosa sulla scelta preferenziale per i poveri che è l’unico modo per rendere vero l’amore universale. Ora ci sono poveri anche nei Paesi ricchi ma è molto evidente che esiste un blocco di Paesi poveri e/o impoveriti senza ascoltare il grido dei quali non si può costruire un mondo giusto e nemmeno decente. In Cittadella questo grido arriva oggi anche con la splendida attività di The Last Twenty ma è costantemente risuonato anche attraverso la ricca elaborazione della Teologia della Liberazione che abbiamo veicolato con i nostri Convegni, con la nostra rivista Rocca, con la nostra casa editrice CE che ha pubblicato tanti testi, a cominciare da quelli di Leonard Boff.
Quale valutazione del progetto Last 20?
Dire positivo mi pare perfino poco. Direi necessario. Vedere il mondo, leggerlo guardandolo dalla parte delle radici è fondamentale. Scorgere quel sottosuolo sociale che, un po’ come il sottosuolo esistenziale di Dostoewskij, vive al di sotto della soglia minima di attenzione pubblica. Una penombra nella quale prosperano disperazione, malnutrizione, sfruttamento delle risorse umane e materiali, inquinamento, spesso corruzione delle classi dirigenti, fantoccio al servizio dei poteri dominanti che festeggiano altrove in giacca e cravatta. Tuttavia, quello che mi pare ancor più interessante nell’approccio Last 20 è la valorizzazione delle esperienze economiche, sociali e solidali presenti in questi Paesi che possono consentire di far mettere radici ad una speranza di cambiamento reale delle condizioni di vita, di lavoro, di istruzione e di assistenza per quelle giovani popolazioni.
Ritieni che Pro Civitate Christiana, Assisi, l’Umbria nel loro insieme possano costituire una base robusta per l’evoluzione del progetto Last 20?
Penso che la Pro Civitate Christiana, Assisi e l’Umbria, per sensibilità culturale e politica, e per storia civile e religiosa possano costituire un luogo ideale per l’evoluzione della felice intuizione del progetto Last 20. Affrontare le questioni degli ultimi nella terra di Francesco è qualcosa di più di una buona idea. Francesco comprese la sua strada incontrando i lebbrosi: sono stati gli ultimi a convertirlo. Ripartire da lì, anche laicamente, vuol dire pensare un mondo più giusto e pacifico. Last 20 parla anche di G 20.
Come sarà possibile “calare” in modo non occasionale questi temi nelle elaborazioni che Pro Civitate Christiana sviluppa nei suoi incontri?
Direi intanto che dovremmo prevedere un appuntamento annuale copromosso da The Last 20 e dalla Pro Civitate Christiana che dia continuità e una appropriata articolazione tematica ai diversi aspetti legati alla situazione reale e alle prospettive di sviluppo economico, sociale, culturale e civile dei Paesi più poveri, nel quadro della forte accelerazione geopolitica che stiamo vivendo, con tutti i suoi straordinari pericoli ma anche le opportunità su cui lavorare, per costruire infine un mondo multipolare, nel quale anche questi Paesi abbiano un posto e un’opportunità di crescita. In questo quadro la nostra Europa forse può ancora giocare un ruolo dal punto di vista del modello sociale e democratico e delle relazioni internazionali fondate sulla pari dignità. Sempre che batta un colpo per confermare la sua esistenza in vita. La PCC può far passare nei suoi diversi Corsi di studio e attività convegnistiche il filo conduttore delle tematiche tipiche del Last 20.
Quali altri strumenti sarebbero, a tuo avviso, necessari per espandere le conoscenze che il dossier Last 20 sistematizza ad ogni edizione?
C’è l’esigenza che questa miniera di conoscenza e di informazione venga veicolata. Innanzitutto da noi stessi, come PCC, attraverso il giornale e la casa editrice. E poi ci sono molti altri giornali e riviste in Umbria e nel Paese che hanno una evidente sensibilità ai temi proposti ed affrontati con rigore nei diversi dossier. Ma lo spazio e il luogo fondamentale è quello della Scuola e direi anche dell’Università. Dobbiamo individuare interlocutori pronti a far vivere le questioni messe a fuoco nei diversi momenti di riflessione, studio e confronto, non solo partecipando ad eventi ma nel concreto e nella continuità dell’attività didattica ordinaria.
Pro Civitate Christiana offre un segnale concreto di coinvolgimento nel progetto Last 20: guardando alla realtà regionale quali sono i soggetti che andrebbero sollecitati a muoversi nella stessa direzione?
In primo luogo le Istituzioni, a cominciare da quella regionale e dai Comuni con una più spiccata vocazione internazionale a cominciare da Assisi. Ma vi sono numerosi gruppi e Associazioni, dall’Agesci a Libera solo per fare qualche esempio, che possono sentire come proprio un impegno anche di carattere etico come quello che proponiamo. Non escluderei i centri di ricerca scientifica e l’Università per stranieri che a Perugia ospita giovani provenienti da varie parti del Mondo. Insomma con perseveranza e determinazione in Umbria si può fare un buon lavoro.