Di fronte ad anni di precarietà lavorativa e povertà sociale, la Tunisia ha avviato un importante progetto legislativo volto a vietare i servizi alla persona in alcuni settori pubblici.
Dopo oltre dieci anni, il servizio si è affermato al centro del modello organizzativo tunisino, sia nei servizi pubblici che in quelli privati. Se consideriamo innanzitutto l’esigenza di flessibilità, questa pratica si sta progressivamente sviluppando in modo strutturale, spesso a scapito dei diritti dei lavoratori. Addetti alle pulizie, guardie giurate, ecc… : lavoratori considerati essenziali ma tenuti ai margini del diritto del lavoro tradizionale.
La precarietà non è un fenomeno nuovo nel mondo del lavoro tunisino. Dopo gli anni 2000, le “mécanoula”, forme di outsourcing informali ma tollerate, si sono moltiplicate negli enti pubblici, negli ospedali, nelle scuole e nelle amministrazioni. Molte strutture delegano l’esecuzione di compiti permanenti a società esterne. Il risultato: lavoratori a lungo termine senza contratti stabili, adeguata previdenza sociale o prospettive di impiego a tempo indeterminato. L’Unione Generale del Lavoro Tunisina (UGTT) ha avviato campagne per favorire l’assunzione di questi lavoratori nel settore pubblico.
È in questo contesto che il governo tunisino ha presentato una proposta di legge che prevede un divieto nei settori delle pulizie e della sicurezza nella pubblica amministrazione: gli enti dovranno reclutare direttamente il personale necessario a tali funzioni. Sono previste sanzioni amministrative e finanziarie per le strutture che dovessero continuare l’outsourcing, pur mascherato. Anche l’UGTT ha accolto positivamente questa proposta, come un primo passo nella giusta direzione.
Mhadhbi Safa
Fonti:
• TAP (Agenzia Tunis Afrique Presse), 15 maggio 2025
• Pagina ufficiale dell’Assemblea dei rappresentanti del popolo, sessione del 20 maggio 2025
• Nota UGTT, 21 maggio 2025