L’uscita da Ouagadougou ci ha già sorpreso.
Un casello autostradale nuovissimo. Come Roma Nord. 200 franchi per percorrere i 180 km di strada asfaltata, in ottimo stato, che collega Ouagadougou a Koudougou, la terza città del Burkina Faso. Arriviamo in azienda. Macchinari cinesi moderni, ben conservati e in pieno funzionamento. Non solo miele ma anche produzione di polline, cera, propoli, sciroppo, tutti in bella mostra in una vetrinetta che ne stimola l’acquisto.
Compriamo due barattoli di miele di mango e di anacardio, quest’ultimo scuro di colore, ci ricorda nel gusto quello di castagno. Li appoggiamo con accortezza sul sedile posteriore della vettura. L’autista ci guarda con una espressione strana tra il curioso e l’interrogativo. Come capisce che trattasi di miele cambia l’umore: “così non si può viaggiare. È pericoloso”. Con tono perentorio. Lo guardiamo perplessi ma acconsentiamo che faccia il necessario per disinnescare il pericolo. Si muove subito. Ritorna con un cucchiaio, lo riempie di miele che versa delicatamente, in piccole dosi, sui quattro pneumatici.
Lo “spirito del miele” è soddisfatto. Ha avuto la sua parte, anche lui può gustarlo.
Ora possiamo intraprendere il viaggio di ritorno. Tranquillamente, senza correre il rischio di un cappottamento, quasi inevitabile, se non avessimo soddisfatto i bisogni dello “spirito”. Il trasporto è una fase delicata, va gestito con cautela e accortezza per chiudere con successo la fase commerciale della filiera miele.
Pierre Yelen