Per chi come la Chiesa cattolica italiana attraverso Fondazione Migrantes si trova quotidianamente a venire in contatto diretto con persone in cerca di protezione e accoglienza provenienti anche dai paesi Last 20, non si può certo evitare di considerare l’intensità dei flussi migratori e il loro impatto devastante nel tessuto sociale ed economico di quelle popolazioni.
I rapporti Last 20 a questo servono: ci ricordano, con la crudezza dei dati alla mano, come conflitti, persecuzioni, disastri ambientali, crisi climatiche non sono altro che i prodromi, e potremmo dire il “combinato disposto”, di uno stato di totale deprivazione materiale e di risorse che rendono le condizioni di vita insostenibili e spingono per necessità alla fuoriuscita dal proprio paese. Ecco che così le migrazioni diventano in grandissima prevalenza forzate per fuggire dal proprio territorio di origine.
Da cosa? Ce lo dice ’ultimo Rapporto sul diritto d’asilo 2025 che Migrantes ha elaborato, pubblicato e presentato. Prima di tutto guerre e situazioni di crisi umanitaria, che interessano in particolare gli L20: si pensi solo ai 3,8 milioni di sfollati in tutta la regione del Sahel a fine 2024 di cui 2,1 nel solo Burkina Faso (dati UNHCR 2025). Poi erosione di diritti e derive autoritarie, violazioni di diritti di donne e bambini, violazioni di diritti di persone discriminate per la razza, la religione, l’orientamento sessuale. E poi nuove forme di schiavitù e di sfruttamento lavorativo e sessuale. Senza dimenticare i fenomeni legati al terrorismo e insicurezza che, secondo il Global Terrorism Index 2025 dell’Institute for Economics and Peace (IEP), riguardano soprattutto i paesi L20, quelli saheliani in particolare dove si sono verificati nell’ultimo anno il 57% di tutti gli attacchi terroristici globali. Quello che si stenta a riconoscere, però, soprattutto in Europa, come causa di migrazione forzata sono le crisi climatiche e gli sfollamenti ambientali, che non risparmiano nessuno degli L20 nel triste conteggio degli sfollati interni: l’Africa sub-sahariana ne conta 38,8 milioni, il 46% del totale mondiale (dati rapporto IMDC 2025), con un picco di 9 milioni nella sola Repubblica Democratica del Congo.
Guardare con obiettività a tutto questo ci impone davvero un ripensamento della politica di accoglienza e asilo nell’era delle crisi permanenti, come ricorda Magda Bolzoni: “Il nodo politico e morale del nostro tempo sta qui: nella capacità di riconoscere connessioni che uniscono i luoghi della terra, le scelte economiche ai corpi che affondano nel Mediterraneo, le politiche energetiche alle migrazioni ambientali” (Report sul diritto d’asilo 2025, p. 51). Connessioni che si riescono a vedere solo mettendosi dalla parte degli “ultimi tra gli ultimi”. Da quella dei Last 20, appunto.
Vito Simone Foresi, Direttore Ufficio Diocesano Migrantes dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve