Il Piano Mattei è una iniziativa del governo italiano, sinergica con le politiche di cooperazione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics). Si differenzia da quest’ultime per i criteri di scelta dei Paesi-partner, basati principalmente sulla presenza di elementi di rilevanza strategica per l’Italia: possibilità d’approvvigionamento energetico, rotte migratorie verso l’Europa, fabbisogni strutturali da soddisfare nel campo idraulico e agro-alimentare e altro. Si va, quindi, dall’Egitto e i paesi del Maghreb alla Costa d’Avorio, dalla Repubblica del Congo al Kenya e ancora all’Angola, al Senegal e altri paesi africani.
La finalità del Piano è lo sviluppo di mercati in crescita in grado di valorizzare una cooperazione win-win con imprenditori e imprese italiane che perseguono, in questo modo, un’espansione commerciale e industriale. È sostenuto essenzialmente da finanziamenti pubblici, una riallocazione di risorse già esistenti nel Fondo Italiano del clima e nel budget della cooperazione allo sviluppo; col supporto di SACE E SIMEST per limitare il rischio d’impresa.
Tutt’altro approccio, dunque, rispetto alla lotta alla povertà e alle disuguaglianze che erano i cardini della “vecchia” cooperazione internazionale allo sviluppo. I Paesi meno sviluppati dell’Africa subsahariana, che ne erano i beneficiari principali, subiscono un doppio effetto negativo dal cambio di paradigma: sono esclusi dal Piano Mattei e subiscono la riduzione complessiva del budget dell’Aics che contribuisce in maniera sostanziale (2,5 mld di euro) al finanziamento del Piano.
Questi Paesi, come quelli del Sahel, si stanno comunque organizzando nella ricerca d’una strada autonoma di sviluppo ed emancipando dal profilo che li vuole solo beneficiari di “aiuti dall’alto”.
Sono favorevoli ad avviare relazioni economiche col settore privato italiano, di cui conoscono la dinamicità e la professionalità; richiedono vantaggi reciproci, però, altrimenti continuerebbero ad alimentare quelle in essere coi cinesi, russi e turchi, già attive da qualche anno.
Non ci stupisce, quindi, leggere che l’ambasciatrice Cyrille Ganou Badolo abbia guidato manager di PMI italiane in una seconda missione in Burkina Faso, nell’arco di soli sei mesi, accolta calorosamente dalla Ministra Bako/Traore che ha apprezzato l’interesse italiano ad investire in Burkina Faso.
Piero Sunzini
Fonti:
Burkina 24: Burkina Faso : Des investisseurs italiens prospectent de nouvelles opportunités d’affaires, 1 ottobre 2026
