Direttore del Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali | DSA3 – Università degli Studi di Perugia
È sempre un piacere entrare nel complesso di San Pietro, a Perugia. L’appuntamento è alla Presidenza. Alla fine del primo corridoio, prima d’entrare nel giardino botanico, una locandina sulla porta dell’aula 11 attrae la mia attenzione: «Formazione in corso. Delegazione del Burkina Faso. Cunicoltura nel progetto Soamba». Un buon viatico per l’intervista col Prof. Antonio Boggia (fresco direttore del Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali DSA3 dell’Università degli Studi di Perugia, sessantenne docente di economia agraria) programmata proprio sui temi legati al posizionamento attuale e futuro del DSA3 nel contesto internazionale.
L’accoglienza è calorosa. È apprezzata la mia introduzione che spiega come l’incontro si collochi in questo numero di Latitudini dedicato ai «bisogni di formazione del Sud globale». Boggia racconta di un’esperienza professionale giovanile, condotta con l’Università inglese di Wye-UK, in un progetto d’irrigazione in Marocco.
Il target geografico sul quale si vuole approfondire la riflessione è l’Africa sub-sahariana, verificando se sia possibile praticare il cosiddetto approccio win-win sempre più richiesto dai partner locali: l’identificazione di un vantaggio reciproco anche nei programmi di cooperazione universitaria. Da una parte, interventi destinati a studenti, neolaureati e professionisti del settore agricolo provenienti dal «sud globale» che, al tempo stesso, garantirebbero la possibilità di «riempire le aule» del DSA3, sempre più vuote di studenti italiani.
C’è in atto un corso di formazione sulla filiera cunicola per tecnici del Burkina Faso. È un’iniziativa che pensate di replicare anche su altri temi e con altri paesi africani?
Sono diventato direttore lo scorso novembre. Il progetto era già in atto. Ho molto apprezzato il lavoro che sta facendo l’équipe del prof. Cesare Castellini, che mi ha descritto il progetto e la sua missione a Ouagadougou. Mi ha informato anche della visita fatta alla nostra Università dal ministro dell’allevamento del Burkina Faso, lo scorso ottobre, e del protocollo con la Scuola nazionale burkinabè di zootecnia e salute animale (Enesa), per sviluppare ipotesi di collaborazioni future. Possiamo dire, quindi, che sono già state poste le basi affinché questo corso non sia un unicum ma possa essere l’avvio di una cooperazione strutturata sui temi dell’agricoltura e della zootecnia. Se altri paesi africani ci chiedessero di avviare un percorso similare, troverebbero sicuramente la disponibilità del DSA3.
Negli atenei italiani le iscrizioni di studenti provenienti da altri paesi sono il 5,4% del totale: anche per questo il QS World University Ranking 2026 colloca l’ateneo perugino nella fascia 801-850 a livello mondiale. La sua direzione sarà caratterizzata da un’apertura verso l’internazionalizzazione?
Sì, penso che vadano profusi sforzi adeguati per favorire le immatricolazioni di studenti stranieri anche nel nostro Dipartimento, avendo contezza che con gli studenti africani potremmo incontrare il problema della lingua rispetto ad altre realtà europee. Mi riferisco anche al corso di cunicoltura, dove i partecipanti sono tutti francofoni: il francese, rispetto all’inglese, è una lingua sottorappresentata sia nel nostro corpo docente che tra i nostri ricercatori. Sarebbe comunque un problema gestibile, mettendo in gioco, per esempio, l’eccellenza nelle discipline di Agriculture & Forestry che colloca l’ateneo perugino tra le prime 150 nel mondo nei ranking QS per materie (dati più recenti disponibili).
Interessante aprire un orizzonte africano al DSA3, che rimane ancora attrattivo sia per performance scientifica sia per reputazione: pensate di attivare politiche ad hoc?
Ci potremo ragionare anche valorizzando alcune competenze presenti sul nostro territorio regionale. Il profilo umbro della struttura produttiva agricola e agroalimentare è caratterizzato principalmente da piccole e medie aziende, anche nel campo zootecnico, che potrebbero essere un punto di riferimento gestionale anche nel continente africano. A livello istituzionale, ho appreso con interesse che, durante la visita del Ministro dell’allevamento burkinabè, c’è stata un’attenzione particolare delle massime istituzioni umbre, a partire dalla Presidente Stefania Proietti e dalla Sindaca Vittoria Ferdinandi, che hanno manifestato interesse ad aprire canali di collaborazione economica. C’è infine il mondo delle Ong umbre che lavora da molti anni in progetti di sviluppo in paesi africani, con relazioni consolidate anche a livello istituzionale, come nel progetto Soamba dove il ruolo di Tamat E.T.S. di Perugia è stato fondamentale nella creazione delle relazioni con i partner burkinabè. Non solo politiche ad hoc del sistema universitario, ma del sistema umbro nel suo complesso, che potrebbe approfittare delle nuove relazioni di UniPg. Mi riferisco al mondo delle imprese, al terzo settore e al livello istituzionale. Questo substrato potrebbe essere il terreno di coltura per nuove opportunità occupazionali anche per i giovani laureati di DSA3 e Veterinaria.
Si riferisce a un’offerta didattica che, negli orizzonti africani, includa anche gli studenti italiani? C’è anche l’esperienza-pilota nel DSA3 del corso di progettazione d’interventi di cooperazione internazionale coordinato dalla prof.ssa Sarti, un paio d’anni fa, nell’ambito della terza missione.
Certo. Come detto, gli studenti africani potrebbero seguire i nostri corsi e conseguire le nostre lauree insieme agli studenti italiani, per i quali potremmo attivare corsi universitari specialistici che valorizzino le potenzialità lavorative anche nel continente africano. Non penso solo alla cooperazione internazionale, anche se sarebbe utile riproporre iniziative come quelle citate ma anche alle opportunità offerte dalla creazione d’imprese e di joint-venture, o dall’offerta di consulenza puntuale per sostenere lo sviluppo agricolo in paesi come il Burkina Faso. In tutto ciò vedo una stretta connessione e una potenziale valorizzazione di competenze spendibili anche nel settore produttivo umbro.
Andrea Chioini