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La mharma e la donna rurale in Tunisia: tra simbolo e  lavoro invisibile 

Nei campi tunisini, la mharma (foulard) è onnipresente. Annodata attorno alla testa, stretta sulla fronte, accompagna ogni gesto: seminare, raccogliere, trasportare, aspettare. Col tempo è diventata l’immagine più riconoscibile della donna rurale.  

Dal punto di vista etimologico, il termine mharma deriva probabilmente dall’arabo maḥrama o miḥrama, proveniente dalla radice trilittera ḥ-r-m. Nella lingua araba, questa radice è associata a un insieme di concetti legati alla protezione, alla conservazione, all’inviolabilità e alla delimitazione di ciò che appartiene a uno spazio protetto o riservato. Essa si ritrova anche nel termine mahram, che si riferisce alle relazioni di parentela consentite e contribuisce all’organizzazione simbolica dei confini sociali. 

Da una prospettiva antropologica, la mharma va ben oltre la sua funzione di semplice accessorio d’abbigliamento. Il suo uso e il suo significato possono essere interpretati secondo tre dimensioni principali. La prima riguarda i confini simbolici tra lo spazio privato e quello pubblico, poiché i copricapi femminili hanno storicamente contribuito, in molte società maghrebine, alla gestione della visibilità del corpo nello spazio sociale. La seconda dimensione rimanda allo status sociale e all’identità regionale, poiché i materiali, i colori o i modi di annodare il foulard possono esprimere appartenenze territoriali o culturali. Infine, la terza dimensione riguarda la memoria e la trasmissione culturale, poiché la mharma costituisce un elemento del patrimonio vestimentario trasmesso di generazione in generazione. 

Nel contesto agricolo contemporaneo, tuttavia, queste dimensioni simboliche convivono con usi pratici legati alla protezione dal sole, dalla polvere e dalle difficoltà del lavoro nei campi. 

Ma dietro questa immagine, cosa vediamo realmente? Un’identità? Una condizione? Oppure una realtà sociale ancora insufficientemente riconosciuta? 

Un’immagine forte… che non deve nascondere i fatti 

La mharma viene spesso utilizzata nei discorsi visivi e militanti come simbolo immediato della donna della terra. Rende visibile una realtà. Attira l’attenzione. Permette di incarnare, in una sola immagine, migliaia di percorsi femminili radicati nei territori rurali. 

Questa dimensione simbolica rivela anche un paradosso. Mentre l’etimologia del termine rimanda a concetti di protezione e conservazione, la realtà quotidiana di molte lavoratrici agricole continua a essere segnata dalla precarietà, dall’insicurezza e da un riconoscimento insufficiente dei loro diritti. 

Tuttavia, questa forza simbolica comporta anche un rischio: quello di ridurre la donna rurale a una figura immobile e stereotipata. Perché la mharma non racconta tutto. Non parla delle lunghe ore di lavoro, dell’assenza di contratti né della precarietà dei redditi. Non racconta neppure i pericoli quotidiani ai quali queste donne sono esposte, in particolare durante gli spostamenti verso i luoghi di lavoro. 

Dietro la mharma, un’economia essenziale ma invisibile 

Le donne rurali costituiscono una componente centrale della forza lavoro agricola in Tunisia. Il loro contributo è decisivo per la sicurezza alimentare e per le economie locali. Eppure, questo contributo continua a essere ampiamente sottovalutato. 

Una grande maggioranza lavora nell’economia informale, senza copertura sociale né riconoscimento giuridico. I redditi sono bassi e instabili. I diritti sono limitati. Questa invisibilità economica e statistica contribuisce a mantenere queste lavoratrici ai margini delle politiche pubbliche, nonostante il loro ruolo strutturale nel settore agricolo. 

Il trasporto: quando il percorso diventa un rischio 

L’immagine della mharma è inseparabile anche da un’altra realtà: quella degli spostamenti quotidiani verso i campi. In molte regioni, questi tragitti avvengono in condizioni pericolose, a bordo di veicoli non adeguati, spesso sovraccarichi e privi di misure di sicurezza. 

Gli incidenti verificatisi negli ultimi anni non sono episodi isolati. Essi rivelano una carenza strutturale. Quando recarsi al lavoro mette in pericolo la vita, la questione supera il semplice ambito logistico: riguarda la dignità, la giustizia sociale e il diritto fondamentale a un lavoro dignitoso. 

Dal simbolo alla rivendicazione 

Di fronte a queste realtà, la mharma cambia status. Non è più soltanto un elemento dell’abbigliamento o un segno culturale: diventa anche un simbolo di rivendicazione. 

Durante le mobilitazioni, appare come un forte punto di riferimento visivo, un mezzo per affermare una presenza collettiva e portare avanti richieste chiare: sicurezza, riconoscimento e diritti. 

Queste mobilitazioni, promosse dalle donne stesse e sostenute dalla società civile, dai media e da altri attori sociali, dimostrano che la questione va ben oltre il problema del trasporto. Riguarda l’insieme delle condizioni di lavoro: accesso alla protezione sociale, retribuzione equa e riconoscimento giuridico dello status delle lavoratrici agricole. 

Per un lavoro dignitoso: andare oltre l’immagine 

Il concetto di lavoro dignitoso implica condizioni di lavoro sicure, una protezione sociale effettiva e il rispetto dei diritti fondamentali. Per le donne rurali in Tunisia, questi requisiti restano ancora in gran parte irrealizzati. 

Ridurre la donna rurale alla mharma significa rischiare di fermarsi all’immagine senza trasformare la realtà. La sfida di oggi consiste proprio nel superare questa rappresentazione per intervenire sulle strutture: regolamentazione del trasporto, formalizzazione del lavoro agricolo, inclusione nei sistemi di protezione sociale e considerazione dei rischi per la salute legati alla loro attività lavorativa. 

La mharma è un simbolo potente. Racconta una storia di lavoro, trasmissione, resistenza e radicamento territoriale. Ma non deve diventare uno schermo che nasconde le disuguaglianze. 

Riconoscere la donna rurale non significa soltanto vederla: significa garantire i suoi diritti. Significa fare in modo che dietro ogni mharma vi sia non solo un’identità rispettata, ma anche condizioni di lavoro dignitose, sicure e riconosciute. 

Perché la dignità non deve restare un simbolo. Deve diventare una realtà.

 Chiraz Lassoued 

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Foto ; Manifestazione di protesta delle operaie agricole per rivendicare la giustizia sociale. Fonte: www.tunigate.net