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Gli Stati Uniti alla ricerca di nuove relazioni nel Sahel 

Negli ultimi anni, la relazione tra gli Stati Uniti e i paesi del Sahel — in particolare Mali, Burkina Faso e Niger — ha subito una trasformazione profonda, che riflette sia le priorità mutevoli di Washington sia la crescente autonomia strategica dei governi della regione. Quella che è stata una politica incentrata sul contrasto al terrorismo e sulla cooperazione militare si è progressivamente trasformata in un rapporto più complesso, segnato da tensioni diplomatiche, soprattutto coi paesi occidentali. 

Tra gli anni Duemila e il decennio successivo, l’impegno statunitense nel Sahel si è articolato principalmente attraverso programmi di cooperazione militare e di sicurezza volti a rafforzare le capacità degli eserciti locali contro i gruppi jihadisti attivi nella regione. Questo approccio ha collocato Mali, Niger e Burkina Faso come partner chiave all’interno di una strategia regionale orientata a contenere l’espansione di organizzazioni armate legate ad Al Qaeda e allo Stato Islamico. 

Con il passare del tempo, tuttavia, questo modello è stato messo in discussione. Tra il 2020 e il 2023, i tre paesi hanno vissuto una successione di cambiamenti radicali dei governi che hanno inciso nella definizione della politica estera e hanno provocato un progressivo deterioramento delle relazioni con Washington: sospensione/riduzione dei programmi di cooperazione militare, ritiro parziale del personale americano e raffreddamento dei contatti diplomatici di alto livello.  In Niger, questo processo ha raggiunto il suo punto più alto nel 2024 con il ritiro delle truppe americane e l’abbandono di infrastrutture chiave, tra cui la base di droni di Agadez, che ha simboleggiato non solo la fine della presenza militare diretta, ma anche la perdita di influenza di Washington in uno dei suoi partner strategici più rilevanti della regione. 

Situazioni simili, sebbene meno evidenti, si sono verificate anche in Mali e Burkina Faso. Nel primo caso, la cooperazione militare diretta e i programmi di formazione e consulenza sono stati praticamente sospesi; nel secondo l’assistenza in materia di sicurezza è stata ridotta in modo significativo, accompagnata da un chiaro raffreddamento dei contatti diplomatici di alto livello. 

La creazione nel 2023 dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) ha segnato un ulteriore punto di svolta. Concepita come un quadro di cooperazione politica, di sicurezza e di difesa, è stata interpretata come un tentativo da una parte, di ridurre la dipendenza da dinamiche regionali dominate da attori occidentali; dall’altra, l’avvicinamento a nuovi partner come Russia e Cina, ma anche Turchia e Emirati Arabi Uniti. Queste nuove relazioni sono state presentate come alternative e in grado di offrire sostegno militare, economico o diplomatico senza però essere condizionate a riforme di politica interna, processi elettorali o calendari di transizione democratica.  

Nel 2025 sono state imposte restrizioni sui visti per gli USA ai cittadini di Mali, Niger e Burkina Faso, una misura che ha spinto i governi saheliani ad adottare provvedimenti analoghi nei confronti dei cittadini statunitensi. Un contesto che si inserisce in una più ampia fase di tensioni in materia migratoria e di mobilità. 

L’invio di una delegazione statunitense in Mali all’inizio del 2026, però, evidenzia un cambiamento in atto. Washington l’ha proposta come un tentativo di ricomporre i rapporti, sottolineando il rispetto per la sovranità maliana — inteso come il riconoscimento delle autorità de facto come interlocutori legittimi — e la disponibilità a esplorare forme di cooperazione non solo in ambito di sicurezza, ma anche in settori economici e commerciali, in particolare quelli considerati strategici. 

Questo mutamento di scenario risponde alla volontà americana di praticare un approccio pragmatico: accettare la nuova realtà politica del Sahel ed evitare un vuoto che possa essere occupato da altri attori, in un contesto di crescente competizione geopolitica. Il riassetto in corso riflette la difficoltà di Washington nel mantenere la propria influenza in una regione in cui sovranità, diversificazione delle alleanze e autonomia strategica sono diventate priorità centrali per Mali, Burkina Faso e Niger. 

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Manifestazione popolare in Mali a sostegno dell’AES  

Fonti; 
EEUU envía a Malí una delegación para acercar posturas con la junta militar tras años de desencuentros 

Burkina Faso, Malí y Níger se han vuelto hacia Rusia. Ahora Estados Unidos quiere involucrarse 

“Nessun espulso da noi”: stop al ricatto Usa Latitudini